La sfilata degli alpini a Udine ©Foto Petrussi
La sfilata degli alpini a Udine ©Foto Petrussi

Festa e memoria nel centro di Udine: in 1.500 per il raduno degli alpini della Sezione Ana

Il corteo guidato dalla Fanfara della Julia, gli omaggi ai caduti e i discorsi di Ermacora, De Toni e Suma: «Un legame inossidabile nato sul valore della pace»

Maura Delle Case

Dietro ogni cappello una storia, a sfilare per strada una comunità: quella degli alpini, che sono tornati ad animare il centro città in occasione del raduno della sezione Ana di Udine. Circa 1.500 alpini in congedo si sono ritrovati in piazza Primo Maggio per poi sfilare lungo le strade del centro, rendere onore ai caduti con la deposizione della corona d’alloro al tempietto della Loggia di San Giovanni, in piazza Libertà, e concludere la mattinata ritornando in Giardin Grande, dove all’ombra dell’angelo del castello si è consumato l’immancabile rancio alpino.

Il colpo d’occhio era quello di una città in festa. Gente assiepata ai bordi delle strade, sotto la loggia del Lionello e lungo il primo tratto della salita al castello, ad accompagnare il passaggio degli alpini. Un lungo corteo aperto dalla fanfara della Julia, dai vertici di sezioni e gruppi – alcuni arrivati da fuori regione e dall’estero, come nel caso di Bulgaria, Scozia e Australia – quindi da un lungo serpentone di alpini in congedo.

Una presenza che Mauro Ermacora, presidente della sezione Ana di Udine, ha voluto salutare ricordando i numeri di una realtà articolata in 114 gruppi distribuiti in oltre 80 comuni, dal Tarvisiano a Lignano.

È stato soprattutto il suo intervento, in piazza Libertà, a dare il senso del raduno. Con una parola d’ordine: «Pace». Un’eredità legata alla memoria dei «nostri vecchi». Ha proseguito: «Ci hanno insegnato, al prezzo del loro sacrificio, che la pace va conquistata e mantenuta, anche con i muscoli. Non possiamo dimenticare il motto latino “si vis pacem, para bellum”. La pace non la troviamo al supermercato e va difesa».

A portare il saluto dell’amministrazione regionale è stato il consigliere Mauro Di Bert, che ha ricordato il ruolo insostituibile giocato dagli alpini 50 anni fa, in occasione del tragico sisma del 6 maggio 1976. «Non fu soltanto una questione di uomini e mezzi, fu anche una questione di organizzazione e di disponibilità – ha detto – e questa è una caratteristica che ancora oggi contraddistingue l’attività degli alpini».

Il legame, quello tra Udine e le penne nere, è inossidabile, come ha ricordato anche il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni. «Gli alpini sono nel cuore del Friuli. Cinquant’anni fa erano in prima fila nel terremoto, più di cento anni fa nelle trincee. Un corpo che ha saputo interpretare sempre la parte giusta, dalla parte dei cittadini che avevano sofferto».

«Voglio ringraziarvi profondamente perché siete veramente una parte fondamentale della nostra società» ha concluso il primo cittadino salutando la piazza con il motto del battaglione Gemona: «Mai daûr». Mai indietro.

Il rapporto fra la città e gli alpini è anche quello con chi oggi veste la divisa, come ha ricordato Francesco Suma, comandante della brigata alpina Julia, portando il saluto degli alpini in servizio, un saluto importante, «non solo perché siete l’associazione combattentistica d’arma più grande del mondo, ma anche per ringraziare dell’amicizia, della vicinanza, del calore e dell’esempio degli alpini in congedo, soprattutto per i nostri militari più giovani».

È qui, secondo Suma, che memoria e presente si incontrano. Gli alpini in congedo rappresentano per le nuove generazioni un esempio di valori e di impegno che «perdura, che non si ferma davanti a nulla, che costruisce con concretezza, prendendo le mosse dalla memoria comune e conferendo prospettiva per il bene della collettività».

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