Fedriga vuole la quarantena per gli studenti che arrivano dalla Cina

Massimiliano Fedriga ha firmato lunedì pomeriggio la lettera - siglata anche dai governatori di Veneto, Trentino Alto Adige e Lombardia - indirizzata al ministro della Salute Roberto Speranza. Il Friuli Venezia Giulia, al pari delle altre Regioni dove la Lega siede in maggioranza, chiede, infatti, al Governo di imporre la quarantena sanitaria, della durata di 14 giorni, a tutti quegli studenti, e nel caso pure agli insegnanti, che rientrano in Italia, ma nella fattispecie soprattutto in regione, dalle zone della Cina dove il contagio da coronavirus risulta essere stato certificato.
«Esiste una circolare del ministero – ha detto Fedriga – che autorizza chi rientra da zone della Cina colpite dal virus, quindi non da tutte le aree di quel Paese, a prendere normalmente parte alle lezioni affidando agli insegnanti il compito di verificare che i ragazzi, o meglio i bambini, non mettano in bocca giocattoli oppure altri oggetti. Mi pare surreale come indicazione e come governatori abbiamo il dovere di chiedere che, invece, vengano adottate tutte quelle misure prudenziali necessarie, in primis, proprio per la salvaguardia e la sicurezza degli alunni».
Nel concreto il governatore chiede che i bambini vengano messi in isolamento, con ogni probabilità a casa, per due settimane, cioè per la durata massima di incubazione del virus secondo quanto comunicato dall’organizzazione mondiale della sanità.
«I connazionali che oggi (ieri ndr) sono rientrati dalla Cina, e in particolare dalla provincia di Whuan, sono sottoposti a quarantena – continua il presidente della Regione –, con la possibilità da parte dei medici di monitorare l’andamento della loro situazione.
Una scelta saggia e condivisibile anche perché, pur in maniera certamente minore rispetto a chi è contagiato, il coronavirus può essere trasmesso pure da persone asintomatiche. Nelle scuole perciò, e soprattutto in relazione ai bambini più piccoli, va utilizzata la massima precauzione.
Per questo vogliamo che il ministero riveda la circolare e ci consenta, quindi, di garantire la massima sicurezza nei nostri istituti scolastici». E se al momento «non ci sono notizie di bambini in rientro dalla Cina direttamente in Friuli Venezia Giulia», la richiesta della Regione guarda al futuro perché, appunto, punta direttamente alla circolare emanata da Speranza.
Non è la prima volta in questi giorni, in ogni caso, che il Friuli Venezia Giulia chiede al Governo una maggiore attenzione ai temi della sicurezza in contrasto al coronavirus. Sabato, infatti, la Regione aveva dato il suo parere positivo al piano di contenimento della Protezione civile nazionale a condizione, però, che il dispositivo contenesse anche la facoltà, per il commissario all’emergenza Angelo Borrelli, di intervenire non soltanto sul traffico aereo – con i voli da e per la Cina già bloccati da giorni in tutta Italia -, ma pure su quello marittimo e terrestre.
Nel primo caso, nel dettaglio, l’attenzione della Regione è centrata sul porto di Trieste, anche se il traffico in quello scalo è nella stragrande maggioranza dei casi esclusivamente merci. Nel secondo, invece, guarda soprattutto alla Slovenia. Il ragionamento dei vertici regionali, d’altronde, è semplice e punta su Lubiana dove è in funzione un aeroporto di una capitale europea con collegamenti attivi e in arrivo da Mosca e Istanbul. Due Paesi, Russia e Turchia, che non hanno sospeso – come peraltro la stragrande maggioranza degli Stati – i collegamenti con la Cina.
Ora, il Friuli Venezia Giulia, anche perché privo di competenze in materia di politica estera, certamente non si spinge a valutare, almeno al momento, la sospensione degli accordi di Schengen alla frontiera, ma certamente chiede al Governo di contemplare la possibilità di controllare anche chi, magari, atterra a Lubiana e poi arriva in Friuli Venezia Giulia via terra.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto







