Febbre del Nilo, colpito un altro friulano

Un uomo ha contratto il virus in forma grave e adesso è ricoverato in riabilitazione nell’ospedale di Udine

La febbre del Nilo inizia a far paura anche a Nord Est. E’ stato segnalato un secondo caso in Friuli di paziente colpito dal “West Nile virus”: si tratta di un uomo fra i 65 e i 70 anni di Basiliano, ormai fuori pericolo, ma ancora ricoverato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. A differenza del codroipese assistito all’ospedale di San Daniele agli inizi di ottobre, stavolta si è verificato un interessamento neurologico che, per qualche frangente, ha fatto temere per la stessa vita dell’uomo.

«L’uomo è ricoverato al nosocomio di Udine da circa un mese – conferma il primario di malattie infettive, Matteo Bassetti – e al momento si trova in riabilitazione. Il paziente è stato colpito da una forma grave di virus che ha avuto anche localizzazioni cerebrali. L’encefalite ne ha pregiudicato la normale motilità e per questo motivo adesso è in riabilitazione».

In gran parte dei casi affetti da Wnv, l’80 per cento è asintomatico, il 20 per cento porta lievi sintomi quali febbre e disturbi simili all’influenza, mentre nell’un per cento il virus può attaccare il sistema neurologico causando meningite o encefalite fino a portare al decesso.

La forma di “West Nile virus” che ha colpito l’uomo di Basiliano si è dimostrata aggressiva. «Il caso è stato piuttosto complicato – aggiunge Bassetti – perché ha comportato complicanze neurologiche, ma complessivamente siamo contenti di come sia andata a finire perché il virus può anche portare alla morte. Il nostro augurio è che il paziente possa tornare alla normalità, ma non ne abbiamo ancora la certezza. Soltanto il tempo potrà rispondere in modo definitivo».

Il contagio è avvenuto nell’area udinese. «Il paziente non ha soggiornato all’estero – evidenzia Bassetti – e la trasmissione del virus ha avuto luogo senz’altro nell’area locale. Da precedenti esami sappiamo che in zona esistono già anticorpi alla malattia perciò l’infezione è presente da qualche tempo».

Intanto il virus sta dilagando anche fra gli animali. A Buja un cavallo è risultato positivo al test per la febbre del Nilo e subito è scattato il piano di verifica dell’andamento della malattia con campionamenti nel raggio di 4 chilometri.

Ma cosa si può fare per proteggersi dal rischio di un contagio? Un vaccino, come nel caso della meningoencefalite da zecca, non esiste. L’unica precauzione che si può adottare è quella di utilizzare indumenti a maniche lunghe, zanzariere e comuni repellenti contro le zanzare, tenendo presente che venuti meno i vettori, cioè l’insetto, viene meno anche il pericolo del virus. Le temperature più rigide di questi giorni aiuteranno in modo naturale a combattere la malattia. Nei giorni scorsi il centro nazionale sangue ha confermato il primo caso di “West Nile virus” in Friuli e tutti i donatori di sangue saranno sottoposti all’apposito test che verificherà la presenza dell’infezione. Il periodo di screening però sarà breve perché già dal 15 novembre scatterà lo stop ai controlli.

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