Fase uno e Seconda ondata: sei grafici spiegano chiaramente come è cambiato l'impatto Covid in Friuli tra primavera e autunno

UDINE. Il numero di contagiati sale è vero. Ma è pure aumentata - esponenzialmente - la capacità diagnostica dei Dipartimenti di prevenzione, capaci attraverso i laboratori di effettuare e processare anche 6 mila tamponi in un solo giorno. Se non il quadro al minuto, i freddi numeri offrono una visione d'insieme esauriente di come l'impatto del coronavirus sul Friuli Venezia Giulia sia profondamente mutato tra la primavera e l'autunno. Le terapie intensive meno affollate, ma anche l'impatto meno violento - per quanto sempre non trascurabile - sulle residenze per anziani. I dati presentati giovedì 5 novembre dal vicepresidente della Regione, Riccardo Riccardi, alla conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale regalano uno spaccato chiaro di come si è evoluta l'emergenza pandemica in Fvg.

Il picco finora si è registrato il 31 ottobre, quando i casi censiti dal sistema dei Dipartimenti di prevenzione sono stati addirittura 726. Nel corso della prima fase dell'emergenza i nuovi casi di contagio conclamati in un giorno non sono mai saliti sopra quota 147 (a marzo). Marginale il numero di nuovi casi registrato da fine maggio a inizio agosto.
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Il grafico evidenzia in maniera chiara come, dopo la prima ondata, sia aumentata in maniera considerevole la capacità dei laboratori regionali di effettuare i test diagnostici per individuare la presenza del coronavirus. Il 31 ottobre, giorno del picco di nuovi casi registrati, è stata anche la giornata in cui sono stati processati più tamponi: 6.262 in tutta la regione.

Significativa anche il rapporto tra tamponi effettuati e positivi: nella seconda fase dell'emergenza l'indice ha solo sfiorato il 15 per cento, mentre in primavera la curva s'è impennata fino a toccare il 25 per cento. Attualmente il rapporto è stabile attorno all'8 per cento.
Interessante anche l'oscillazione del dato relativo all'età mediana delle persone colpite da coronavirus in regione. Salita fino a 64 anni ad aprile, nei giorni difficili patiti dalle strutture residenziali per anziani, la curva ha iniziato a flettere fino ad agosto, quando si è toccato il minimo dei 33,5 anni di età mediana: hanno inciso, con tutta probabilità, i casi legati ai contagi post-vacanze.

Il numero di ricoveri in ospedale è salito fino a 236 nella prima fase, tenendo conto soltanto gli utenti con accessi a reparti diversi dalle terapie intensive. In crescita i ricoveri nella seconda ondata del virus: il 5 novembre si è registrato il picco, con 268 persone accolte in ospedale.

Analogo il raffronto per le terapie intensive, con l'aumento costante: al 1 novembre i ricoverati in Rianimazione con Covid-19 erano 38 (oggi 5 novembre sono 44), nella fase acuta il numero è salito fino a quota 68.

Offre uno spunto di riflessione sul mutamento dell'emergenza pandemica in regione anche l'analisi della situazione nelle case di riposo: la percentuale di tamponi positivi sul totale di test effettuati, che aveva toccato anche quota 57 per cento nella prima fase, non ha mai superato quota 30 in questa seconda ondata.
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