Schiavi del contrabbando: ventuno operai reclusi per mesi nell'opificio di Gonars














Il blitz della Guardia di Finanza ha portato alla luce le condizioni proibitive in cui venivano impiegati ventuno cittadini ucraini e moldavi, privi di documenti e permessi. Questi uomini vivevano in uno stato di vera e propria reclusione, costretti a dormire in alloggi di fortuna ricavati all'interno dei capannoni, con il divieto assoluto di uscire per non attirare sospetti. La manovalanza veniva sfruttata con turni massacranti in ambienti dalle carenti condizioni igieniche, funzionali solo a garantire i profitti record dell'organizzazione criminale. Il personale, invisibile al mondo esterno, veniva gestito come una risorsa da consumare all'interno della struttura blindata di produzione.
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