Exe, ecco perchè è stato bocciato il ricorso

Un buco nell’acqua. L’impugnazione della sentenza del tribunale di Udine che condanna Exe (società a capitale pubblico) a pagare 2,4 milioni al Consorzio Udine Ambiente è «inammissibile» secondo la Corte d’Appello di Trieste. Per dirlo, i giudici hanno utilizzato il cosiddetto “appello filtrato”, una nuova procedura del codice civile (348 bis) che peserà anche in un eventuale ricorso alla Cassazione, perché sostanzialmente i faldoni del caso non sono neppure stati aperti.
Intanto Exe è finita in un circolo vizioso: l’attività in Sardegna è «imprescindibile per la continuità aziendale», ma il business è lontano dal Friuli e quindi gli stessi revisori dei conti chiedono una «verifica della natura della società». La sentenza della Corte di Appello di Trieste è stata depositata giovedì 22 maggio. Una paginetta o poco più per bocciare l’impostazione della difesa. «Tutte le unità di misura e i parametri indicati nel contratto inter partes fanno riferimento al dato ponderale, le tonnellate, e non a quello volumetrico o di superficie. Non è ravvisabile pertanto alcuna diversa interpretazione rispetto a quella del tribunale di Udine», scrive il presidente Alberto Da Rin.
La disputa si gioca tutta attorno alla disponibilità di spazi nella discarica di Trivignano, una disponibilità secondo Exe da valutare in termini volumetrici e non in tonnellate come fa il Consorzio, che quindi ha ragione anche in secondo grado. L’«impugnazione è inammissibile» e, anzi, Exe è condannata a pagare anche le spese del giudizio, 10 mila euro. Oltre alla falla giudiziaria, per la spa a capitale pubblico ora si apre anche un versante interno. Perché sono i revisori dei conti della Provincia (Emilio Mulotti, Rosa Ricciardi e Giorgio Siciliani) a chiedere ufficialmente «l’esame della natura di Exe al fine di mantenere o meno in essere la partecipazione della Provincia».
Palazzo Belgrado intanto è invitato anche a «svalutare la partecipazione per 45 mila euro (l’altro socio, Net, ha già ridotto a zero la partecipazione nel proprio bilancio, ndr), importo pari alla differenza tra il valore iscritto nello stato patrimoniale pari a 247 mila euro e quello derivante dalla riduzione del capitale, pari a 202 mila euro». E non è tutto. Considerata «la situazione contabile del primo quadrimestre 2014, in cui la Exe evidenzia una perdita di 95 mila euro, a titolo cautelativo sarebbe opportuno accantonare 200 mila euro per rischi». Mentre la discarica sarda di Bolotana, in attività dall’8 aprile, vanta contratti per 700 mila euro e nei primi giorni di attività dell’impianto registra ricavi medi superiori ai 5 mila euro al dì, è l’attività friulana a preoccupare. «Il valore della produzione è diminuito rispetto al 2012 di 380 mila euro – osserva l’Ufficio provinciale Partecipate – e i costi sono aumentati». E i dipendenti hanno usufruito di 700 ore di cassa integrazione: 30 per l’operaio, 480 per gli impiegati e 190 per i dirigenti.
Michela Zanutto
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