Etichette sbagliate sulle bottiglie di vino: multe fino a 16 mila

Nel febbraio del 2014 il Governo Renzi approva una legge sull’etichettatura dei prodotti agricoli. Una norma giusta, anche se con qualche “falla”, che ha l’obiettivo di tutelare la denominazione d’origine dei prodotti che può essere esercitata soltanto se i produttori accettano di sottoporre i propri prodotti a procedure di certificazione.
La nuova legge obbliga i funzionari dello Stato a controllare se le aziende agricole, soprattutto quelle vitivinicole, l’applicano. E le sorprese non sono mancate: sono diversi, infatti, gli imprenditori “pizzicati” in torto perchè ignoranti: quella norma non l’avevano e non l’anno letta (succede, praticamente, ogni giorno). Recentemente Confartigianato ha ricevuto diverse segnalazioni: imprenditori in cerca di aiuto, preoccupati per l’ennesima possibile visita di altri funzionari dello Stato. Vogliono capire come comportarsi.
La nuova legge prevede, infatti, che il vino generico, proprio perché non si sottopone ad alcuna procedura di certificazione (non è Igt e non è Doc, per intenderci), non debba avere alcuna indicazione di origine in etichetta. Non si può, insomma, scrivere che è stato fatto nei campi del Friuli, né, tantomeno, mettere in etichetta o nei cartoni, una piccola mappa dell’area di origine del prodotto. Nessun documento prova, infatti, che sia stato davvero prodotto lì. Non si deve, quindi, mettere nemmeno la varietà, Merlot o Friulano, ma solo il colore: bianco o rosso. Va, invece, ovviamente indicata l’azienda produttrice, il suo indirizzo, se il vino contiene solfiti. Vietatissimo dare maggiori informazioni. La sanzione amministrativa arriva fino a 16 mila euro, ma, se si paga subito e non si fa ricorso, c’è lo sconto. Con 4 mila euro l’incidente è dimenticato. Quanto al ricorso, nessuno o pochi lo praticano perché l’avvocato costerebbe di più. Il prodotto, poi, messo sotto sequestro per le “irregolarità” appena elencate, resterebbe bloccato per lungo tempo. Quindi le aziende “pizzicate” hanno pagato.
È vero, avevano torto e la legge non ammette ignoranza, obietterà qualcuno, ma come spesso accade in questa rubrica ci poniamo una domanda: perchè una sanzione così dura per una dimenticanza? Il prodotto non è alterato: non cambia se sull’etichetta c’è un nome che non ci doveva essere. Non bastava un avvertimento? “Caro agricoltore, correggi l’etichetta sennò arriva la multa”.
In effetti sarebbe troppo bello. Così, come detto, doversi imprenditori hanno messo mano al portafogli per pagare la sanzione e per cancellare ogni riferimento alla zona di origine di produzione. Operazione, quella della cancellazione, controllata scrupolosamente dai funzionari che, prima di sbloccare il vino sequestrato, hanno controllato ogni scatola.
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