Esposto dei soci in Procura: misure cautelari per Coopca

UDINE. Un lungo elenco di presunti casi di mancata vigilanza e false comunicazioni sociali in danno dei creditori, ma anche l’ipotesi di reato dell’abusiva attività di raccolta del risparmio e quella della truffa aggravata nei confronti dei soci prestatori. E, infine, la richiesta di applicazione di misure cautelari a consiglieri d’amministrazione e direttore generale o, in alternativa, la nomina di un amministratore giudiziario.
Da tempo annunciato, l’esposto-querela che il Comitato spontaneo di difesa dei soci prestatori di Coopca ha depositato ieri in Procura contiene la stessa carica esplosiva di un detonatore. Starà ai magistrati al lavoro da dicembre su Coop Carnica e sulla crisi economico-finanziaria che l’ha travolta stabilire se e quanto investire sugli spunti investigativi proposti.
Relazioni sotto la lente
In calce alle 19 pagine del documento, la firma è quella dell’avvocato Gianberto Zilli. È lui che, dal 19 dicembre, assiste i soci riuniti nel Comitato di aiuto presieduto da Donatella Job. Ed è lui che, dopo settimane di studio, tra bilanci, articoli di giornale e codici di legge, ha concepito l’esposto e formulato una serie di prime, per quanto presuntive, conclusioni. A monte, la relazione del collegio sindacale sul bilancio Coopca 2013 e quella degli amministratori sulla gestione 2013, oltre alla nota integrativa del bilancio del medesimo esercizio. A valle, una montagna di quesiti.

L’entità del patrimonio
Il primo punto a finire sotto la lente è la reale consistenza del patrimonio della cooperativa. «Le partecipazioni nelle società controllate Liberale srl e Conca d’Oro srl - scrivono i sindaci - risultano iscritte a un valore superiore di 3,4 milioni, rispetto alle corrispondenti frazioni di patrimonio netto risultanti dagli ultimi bilanci approvati». Quando la relazione viene redatta, i soci sono 10.399 e di questi 2.949 prestatori. E il rapporto tra patrimonio netto e prestito sociale, secondo i conti dell’avvocato Zilli, è pari a 3,04.
Ma si tratta di un rapporto «destinato a peggiorare, sol che si consideri che il credito globale per poste anticipate iscritto a bilancio è di 1.825.960 euro». Da qui le prime domande. «Può ritenersi che solo figurativamente il patrimonio netto sia stato incrementato?». C’è poi l’analisi delle note plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili all’Immobilcoopca, società detenuta al 100 per cento da Coopca. «È di tutta evidenza che le rivalutazioni operate - osserva il legale - sono mere rettifiche contabili che non aggiungono valore reale al patrimonio della società».
Le funzioni di controllo
È una dichiarazione fondata su precisa legge regionale, invece, quella che l’avvocato Zilli inserisce a questo punto per ricordare come qualcuno avrebbe dovuto vigilare. «La Regione Fvg ha l’onere di effettuare revisioni ordinarie una volta ogni due anni - ricorda - e la norma prevede anche revisioni straordinarie ogni qualvolta se ne ravvisi l’opportunità». Discende da qui la richiesta alla Procura di acquisire tutti gli atti di verifica svolti da enti esterni a Coopca, in particolare da Legacooperative e Regione, appunto. Accertamenti sono stati sollecitati anche in merito ad alcuni rimborsi operati da Coopca in vista dell’istanza di ammissione di concordato preventivo e già oggetto dell’inchiesta avviata dal procuratore Raffaele Tito e dal sostituto Elisa Calligaris.
La lettera-beffa
Nel mirino, infine, la lettera-beffa inviata ai soci prima del crac (e rivelata dal “Messaggero Veneto” il 2 dicembre).
«Una lettera di sollecitazione a depositare in coop nuove risorse finanziarie - ricorda Zilli - e con la quale si è data ai soci prestatori una rappresentazione falsata del rischio/rendimento insito nel “prestito sociale”.
Si è così ingenerata la sensazione di accedere a servizi simil-bancari o finanziari, godendo delle correlate garanzie/protezioni». Quanto basta, secondo il legale, per ipotizzare una vera e propria truffa.
E per formalizzare alla Procura la richiesta di applicazione di misure cautelari di tipo interdittivo, come la sospensione dell’esercizio delle funzioni di amministratori oppure, avendone facoltà, di chiedere al tribunale la nomina di un amministratore giudiziario.
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