Epidemia di cimurro nelle volpi: a rischio anche i cani da caccia

UDINE. Arriva da Federcaccia del Friuli Venezia Giulia, attraverso il suo presidente Paolo Viezzi, l’avvertimento della presenza di un’epidemia di cimurro (malattia infettiva che colpisce il sistema nervoso dell’animale e che può essere letale, ndr) tra le volpi nelle province di Udine, Gorizia e Trieste, dopo alcune segnalazioni in Slovenia. Un fatto che deve far alzare l’attenzione tra i proprietari di cani, soprattutto quelli da caccia.
La Regione, infatti, ha comunicato che la sezione di Udine dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha evidenziato un «incremento nei primi mesi di quest’anno, il 2018, di positività di cimurro nelle volpi. Sono stati registrati finora 39 casi, pari al 46% delle 85 volpi analizzate».
Nel comunicato della Direzione centrale Salute, integrazione socio sanitaria, politiche sociali e famiglia viene specificato anche che il territorio interessato dal maggior numero di casi è quello di Gemona e zone limitrofe, con alcune segnalazioni anche in provincia di Gorizia e Trieste, ma il fenomeno riguarda tutto il territorio, da Tarvisio a Udine.
Insomma, una situazione potenzialmente pericolosa per cani, gatti selvatici e mustelidi (tassi, martore, puzzole, donnole). E nei cani il decorso della malattia è spesso mortale. Ma c’è un modo molto semplice per mettere al sicuro i nostri amici a quattro zampe: il vaccino. «Non è il caso di allarmarsi – spiega il dottor Fabrizio Miglio, dello studio veterinario associato Miglio Forzano Campagna di Udine –, perché nei vaccini che normalmente vengono somministrati ai cani c’è già quello contro il cimurro.
Quindi, se il proprietario dell’animale ha seguito il giusto iter vaccinale annuale non c’è alcun pericolo di contrarre la malattia. Un altro aspetto importante da sottolineare è che un cane che vive in città ha una bassa possibilità di entrare a contatto con il virus, che è invece riscontrabile in ambienti aperti. A rischio, quindi, sono i cani che vanno a caccia o che vivono all’aperto e che non sono vaccinati.
La malattia si contrae per via aerogena, quindi attraverso l’apparato respiratorio, molto più raramente attraverso contatto con materiale organico». E se un proprietario non avesse già provveduto a mettere al sicuro il proprio animale, l’iter è semplicissimo, come spiega Miglio: «Qualsiasi veterinario ha il vaccino anti cimurro, ed è quindi sufficiente recarsi in qualsiasi studio medico e richiederlo.
Se il cane non è mai stato vaccinato dovrà assumere una dose base e poi fare un richiamo dopo 20 giorni, se ha già assunto il vaccino è protetto per un anno intero».
Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è che il cimurro non è contagioso per l’uomo, che potrebbe invece incorrere nei rischi dei sintomi o nelle conseguenze della malattia: l’animale ammalato, infatti, è particolarmente nervoso e non ha timore – nel caso delle volpi per esempio – ad avvicinarsi alle case, mentre nel cane potrebbe apportare permanenti conseguenze neurologiche che lo rendono in tal modo pericoloso anche per l’uomo. La malattia è caratterizzata da turbe del sistema nervoso con convulsioni e paralisi.
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