Emergenza siccità: mais e soia falciati dal caldo

Allarme Coldiretti per alcune colture. Ermacora: la situazione sta precipitando. L’assessore Shaurli: fondi straordinari per migliorare gli impianti irrigui

UDINE. In alcune aree del pordenonese le colture del mais sono già compromesse. «E se consideriamo che in quei territori, come Sequals e Travesio, l’economia agricola è soprattutto allevamento, e si sta già trinciando il mais perché, in caso contrario, tutto il raccolto andrebbe perduto, io credo si debba valutare la possibilità di richiedere lo stato di calamità».

A dirlo il presidente provinciale di Coldiretti, Cesare Bertoia, che indica in quella zona, non servita da impianti irrigui, quella oggi più in sofferenza a causa del clima africano. Non va meglio in Friuli, nell’area che va da Tarcento verso Cividale e poi verso la bassa ai confini con Palmanova, anche questa priva di impianti di irrigazione, «dove a soffrire sono soprattutto le colture annuali e i foraggi» spiega il presidente regionale di Coldiretti, Dario Ermacora.

Nel complesso il quadro «è certamente preoccupante, ma al momento non drammatico - è la fotografia attuale di Ermacora -. Ma è intuibile che se queste temperature elevate dovessero continuare e persistesse l’assenza di piogge, le cose potrebbero rapidamente precipitare». Anche perché ci sono aree in cui alle condizioni già severe determinate dal clima, si somma la sofferenza provocata dalla crisi idrica «di fiumi e canali perché lo scorso inverno è nevicato poco, e in primavera non è piovuto».

I 40 gradi sfiorati ieri e quasi certi per oggi, mettono a dura prova la capacità delle piante di resistere. E se alcune, come la vite o i frutteti, soprattutto se non giovanissimi, hanno un apparato radicale importante che consente loro di sopportare anche il caldo africano, almeno per un po’, per le coltivazioni annuali, come cereali, mais, soia, erba medica, caldo e scarsità di acqua rappresentano un mix quasi mortale. Con ciò che questo significa anche per l’allevamento di mucche da latte, altro settore entrato in difficoltà.

«A causa del caldo le mucche producono meno latte e richiedono maggiori quantità di acqua; lo stesso caldo impatta sul foraggio (un taglio di fieno è già andato perduto) facendo lievitare i costi, a fronte di un prezzo alla stalla - ricorda Bertoia - che è quasi ridicolo. Un caffè consumato al bar costa tre volte quel che viene pagato un litro di latte. Assurdo, se non fosse tragico».

Agricoltori in attesa delle piogge, dunque, previste nel fine settimana, ma con tutte le cautele del caso, perché la benefica pioggia non sommi danno a danno. Pioggia sì, grandine e tornadi no, tanto per chiarire.

Le precipitazioni potrebbero alleviare la situazione alimentando i bacini, i fiumi e i canali di derivazione, risolvendo il problema irriguo; ma darebbero sollievo anche alle colture che rischiano la “cottura” se esposte per lungo tempo a temperature così elevate come quelle di questo mese di luglio.

Nell’area pordenonese la situazione dei bacini montani è piuttosto buona, tale da garantire, con i prelievi attuali a scopo irriguo, altri 40 giorni. Andrea De Götzen, direttore tecnico del Consorzio Cellina Meduna conferma: «In questo momento abbiamo 22 milioni di metri cubi sulla zona del Meduna e 19 in quella del Cellina e valutando la richiesta, abbiamo un’autonomia di circa 40 giorni. Se dovesse piovere, accumuleremo risorse idriche per innalzare il livello di Ravedis che oggi è attorno ai 318 metri sul medio mare, contro i 325 di primavera».

Intanto l’assessore regionale all’agricoltura Cristiano Shaurli a ribadire l'esigenza di dotare il mondo rurale del Fvg delle necessarie infrastrutture irrigue.

«Nella manovra di assestamento di bilancio - ha detto - abbiamo previsto una prima dotazione finanziaria da destinare all’ammodernamento di quelle esistenti e alla realizzazione di nuovi impianti. In prospettiva - ha concluso - dovremo programmare un’azione di vasta portata, che interessi le zone non ancora dotate di moderni sistemi di irrigazione.

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