Emergenza lavoro, il piano della Cgil

UDINE. Il direttivo regionale della Cgil ha dato il via libera al «Piano per il lavoro 2013-2018». Cinquanta pagine di analisi e proposte che saranno presentate oggi a Trieste, nella sede di via Vidali, dal segretario regionale Franco Belci. Un lavoro imponente che non riguarda solo il comparto lavoro e parte da una premessa: «La situazione occupazionale e sociale nel Paese è drammatica. In Italia vi sono più di tre milioni di disoccupati, altri 3 di sottoccupati. Quasi 4 ragazzi su 10 non lavorano. Il 28,4% della popolazione è a rischio povertà».
«Nella nostra Regione la situazione è meno grave, ma i dati Istat dei giorni scorsi allarmano ugualmente: nel 2012 le persone in cerca di occupazione sono state 37.000, 9.000 in più rispetto al 2011; il tasso di occupazione è scivolato di quasi un punto, quello di disoccupazione è aumentato dal 5,2 al 6,8%, con una punta del 7,6% nell’ultimo trimestre e con 42.000 lavoratori senza occupazione».
Le proposte messe nero su bianco dalla Cgil Fvg partono dalla governance: «Per uscire dalla crisi è necessaria una forte governance pubblica. Non si tratta di riesumare un’impostazione “statalista”, ma di prendere atto del fallimento del modello ideologico e politico che ha affidato alle dinamiche del mercato il compito di definire le priorità dell’economia e le direttrici dello sviluppo».
Il documento individua fin dall’inizio nella qualità dell’azione pubblica il fattore determinante dello sviluppo e propone un “sistema di valutazione pubblica aperta” che ruota attorno a sei passaggi: «Individuazione degli obiettivi dentro una logica di partecipazione e confronto tra politica e soggetti sociali; definizione dei risultati attesi da misurare con indicatori e indicazione prescrittiva dei tempi in modo da rendere evidenti le finalità degli interventi e da “fornire ai cittadini e le loro organizzazioni un metro per la verifica dell’azione pubblica e per l’esercizio della propria pressione”; definizione di programmi operativi e delle singole azioni con le quali conseguirli, uscendo dalla genericità degli atti burocratici e indicando con precisione le tipologie degli interventi: per quanto riguarda le infrastrutture con riferimento al loro finanziamento e al loro stato di progettazione; per le tipologie di servizi da finanziare, con i criteri per assegnare i fondi; per le misure per la concessione di agevolazioni con l’individuazione ex ante delle procedure e della tempistica per la definizione di bandi e avvisi ecc e tempi previsti e sorvegliati con una politica stringente di sopralluoghi».
Quindi la “valutazione pubblica aperta” per verificare se e in quale misura le azioni adottate abbiano effettivamente effetti per la qualità della vita delle persone o le opportunità delle imprese». Un metodo che richiama, con riferimento al Fvg, tre esigenze: la riorganizzazione degli uffici della Regione e degli enti locali con un forte coordinamento delle modalità di gestione. La semplificazione e la ridefinizione delle procedure. Una forte attività di controllo degli effetti delle azioni, degli interventi e delle leggi».
Lo studio prende in esame, poi, «La riforma dell’assetto istituzionale e della Pubblica amministrazione» e «Le precondizioni dell’occupazione e dello sviluppo. La filiera della conoscenza» che analizza la situazione della scuola, dell’Università e della cultura: «... va innalzata la percentuale sul Pil che il Fvg investe nell’istruzione». Ampio spazio poi alla «Formazione professionale» e un capitolo importante è sull’Occupazione da difendere e sostenere e l’emergenza del mercato del lavoro» e fra le molte proposte la Cgil suggerisce «Il reddito di inserimento/reinserimento al quale si ha diritto sotto una soglia reddituale a beneficio di disoccupati non coperti dagli ammortizzatori sociali; inoccupati alla ricerca di un lavoro; lavoratori precari». Non poteva mancare un capitolo sulle politiche industriali, uno sugli incentivi alle assunzioni e alle stabilizzazioni (tra le altre cose sgravi Irap); uno sull’energia e la green economy ; sulle Politiche per il territorio. E poi ancora l’analisi sulla logistica e i trasporti («la Regione chieda a Trenitalia la presenza di un centro direzionale e decisionale forte»).
Quindi sono analizzate le situazioni del Terziario e dell’occupazione femminile la questione degli appalti, del credito e della sanità, invecchiamento attivo compreso. Infine per quanto riguarda le risorse la Cgil suggerisce: la «Revisione dei meccanismi e dei vincoli del patto di stabilità per consentire agli enti locali di dar corso a opere pubbliche già finanziate; la semplificazione del sistema istituzionale, revisione del sistema delle partecipate; tagli ai privilegi e ai costi improduttivi della politica; tagli alle consulenze della Regione, degli enti locali e delle Asl; l’utilizzazione mirata delle risorse dei Fondi sociali europei e l’utilizzazione delle risorse recuperate con la lotta all’evasione fiscale. Infine il ricorso al debito per investimenti».
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