UDINE. Renato Carlantoni getta sul tavolo delle politiche di immigrazione una nuova proposta che, per certi versi, rappresenta una sorta di “scambio” offerto alla Prefettura di Udine: eliminare qualsiasi ipotesi di creazione di un centro di accoglienza nell’ex caserma Meloni di Tarvisio per costruire un Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di piccole dimensioni nello stabile che al confine di Coccau serviva, in passato, come sede dei locali carabinieri.
«Condivo la preoccupazione dei sindaci per quanto riguarda l’eventuale ritorno ai Cie – ha spiegato Carlantoni –, ma ricordo che sull’argomento sostengo, da molto tempo, come una di queste strutture, nel caso in cui diventassero indispensabili, sarebbe l’unica sensata e logica in una zona di confine come quella di Tarvisio. Gli austriaci, infatti, hanno già provveduto da molti mesi a realizzare una serie di stabili a ridosso della frontiera destinati, in caso di necessità, al medesimo scopo dei Cie.
La risposta più corretta, da parte italiana, sarebbe realizzarne una analoga in modo tale da poter rimpatriare immediatamente coloro che arrivano dall’Austria e che comodamente, nella maggior parte dei casi, entrano in Friuli.
È vero che i passaggi negli ultimi mesi sono calati, ma è altrettanto vero che la presenza di un Cie con la possibilità di verifica in loco dello status del migrante, impedirebbe, anche in futuro, furbizie da parte dei nostri vicini. Una scelta del genere, che prevede aree recintate e tenute costantemente sotto controllo da parte delle forze dell’ordine, rispetterebbe i criteri di sicurezza giustamente richiesti dai cittadini e stroncherebbe definitivamente l’afflusso dei profughi verso Udine».
Un piccolo centro, da poche decine di persone che vi restano al massimo una manciata di giorni in loco, dunque, e non, come ipotizzato dalla prefettura di Udine per la Meloni per la quale il ministero dell’Interno ha concesso 250 mila euro per opere di adeguamento, un centro di accoglienza stabile per migranti.
«L’accordo siglato tra Viminale e Anci – ha concluso il sindaco – prevede una presenza di 2,5 di migranti ogni mille abitanti e, di fatto, rende improponibile l’ipotesi Meloni. I numeri parlano chiaro: se Tarvisio ha poco meno di 4 mila 300 abitanti e ospita, al momento, già cinque profughi, ne può accogliere, per un mero calcolo matematico, al massimo altri sei».
Carlantoni, dunque, chiede un Cie al confine nella stessa giornata in cui il ministro Minniti spiega più nel dettaglio il suo piano nazionale, incassando l’appoggio di Debora Serracchiani. «Le parole di Minniti – ha detto la presidente – dimostrano la volontà di dialogo e collaborazione del Viminale con i territori, nel rispetto dei reciproci ruoli istituzionali.
Come vado ripetendo ormai da anni, ragioniamo su strutture piccole, efficienti e distribuite omogeneamente sul territorio. Ho aggiunto che quella dei rimpatri, forzosi o volontari, non è più un’opzione rinviabile, soprattutto alla luce di ripetuti atti di delinquenza, e che servono strutture adatte allo scopo, piccole e agili, che poi queste strutture si chiamino Cie o con altro nome, poco cambia se radicalmente muta la sostanza».