Emergenza immigrazione, a Udine ci sono troppi profughi: andranno via in duecento

Alla Cavarzerani e alla Friuli si erano superate le 740 presenze. Martedì 3 maggio il trasferimento
Udine 31 Marzo 2016 profughi alla cavarzerani © Petrussi Foto Press - Massimo Turco
Udine 31 Marzo 2016 profughi alla cavarzerani © Petrussi Foto Press - Massimo Turco

UDINE. A meno di un mese dall’apertura della ex caserma Friuli di via Pastrengo, trasformata in centro di prima accoglienza per i profughi, la struttura è satura, come lo è la ex Cavarzerani. Nelle due strutture, ormai, si sono superati i 740 richiedenti asilo.

Nelle tende e negli stanzoni i materassi e i letti a castello hanno occupato tutto lo spazio a disposizione ed è sempre più difficile garantire una sistemazione per i nuovi arrivi. Così oggi scatta il trasferimento di 200 rifugiati verso altre regioni.

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A chiederlo con insistenza nei giorni scorsi al ministero degli Interni è stato il prefetto di Udine Vincenzo Zappalorto. «Eravamo arrivati ormai al limite – spiega infatti il prefetto – a causa degli arrivi quotidiani abbiamo perfino superato le 600 presenze alla ex Cavarzerani.

Era necessario un trasferimento e, con la ripresa degli sbarchi, non era affatto facile ottenerlo.

La verità è che il sistema che abbiamo organizzato in Friuli per l’accoglienza è efficiente e funziona, questo è un risultato indubbiamente positivo, ma non mancano le ricadute negative – osserva Zappalorto – perché a questo punto Udine ormai esercita un’attrattiva non solo per i profughi che arrivano nella nostra regione, ma anche da quelli che approdano nelle regioni confinanti, infatti qui giungono richiedenti asilo già transitati a Verona, a Treviso.

Molti provengono da oltreconfine e non arrivano solo attraverso Tarvisio, ma anche dal Brennero».

Un dato questo, che genera non poche perplessità, visto che la serrata che il governo austriaco intende attivare al Brennero, con l’erezione di un muro, sembra destinata a funzionare a senso unico.

Ultimamente, la media dei nuovi arrivi a Udine è di una ventina di unità al giorno. Su disposizione del prefetto, vengono accolti immediatamente, compresi quelli che non hanno ancora presentato richiesta di protezione internazionale o che non sono in possesso della certificazione di indigenza.

Una decisione grazie alla quale è stata garantita una sistemazione dignitosa a tutti e il sottopasso ferroviario non è più il bivacco di afghani e pakistani che arrivano da oltralpe attraverso la strada ferrata.

Ma gli spazi sono contingentati. «Per qualche tempo, con questo trasferimento daremo un po’ di ossigeno alle due strutture, la Cavarzerani e la Friuli, che sono ormai sature – osserva Zappalorto –. I profughi saranno smistati in cinque diverse regioni, fra le quali la Lombardia e l’Abruzzo, ma nel frattempo gli arrivi proseguono, quindi è probabile che presto ci ritroveremo nelle stesse condizioni».

La Croce rossa mette le mani vanti: «Ai nuovi arrivati, negli ultimi tempi, abbiamo spiegato che si tratta di un centro di prima accoglienza – mette in chiaro il direttore del Comitato udinese della Croce Rossa Fabio Di Lenardo –, una sistemazione provvisoria, certo non da resort e quindi facciamo presente che devono condividere gli spazi, ormai piuttosto ristretti, in attesa che per alcuni di loro vengano trovate altre sistemazioni».

Il Comitato di Udine della Croce rossa continua a garantire loro la fornitura dei pasti, vestiario, cure sanitarie, assistenza per le pratiche per la richiesta di protezione internazionale, corsi di formazione e quant’altro è necessario, ricorrendo alla disponibilità del volontariato.

«Nonostante il flusso importante e non prevedibile – fa il punto il presidente del Comitato udinese Sergio Meinero – il nostro personale volontario e dipendente ha dimostrato ancora una volta senso pratico e si è adattato alle situazioni impegnative, cercando di garantire un’accoglienza dignitosa ai richiedenti asilo».

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