Emergenza coronavirus, Trieste Airport riaprirà a metà giugno: voli solo verso il sud

Sono già trascorsi due mesi dalla chiusura totale, il 14 marzo scorso, dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Mai, dalla nascita dello scalo, si era vissuto un periodo così buio, ma la pandemia ha messo a soqquadro mezzo mondo e ha colpito duramente l’Europa, sconvolgendo il traffico aereo. Adesso però si guarda alla possibile ripresa dell’attività, da metà giugno in poi. Ancora un mese quindi per definire piani e destinazioni di quello che sarà comunque, dal punto di vista economico, «un anno di sopravvivenza», come sottolinea l’ad del Trieste Airport Marco Consalvo.
CORONAVIRUS, COSA C'E' DA SAPERE
«Dalla seconda metà del prossimo mese - spiega - ripartiremo, probabilmente con due soli collegamenti, Roma con Alitalia e Napoli con Volotea. Siamo in contatto con tutte le compagnie, Alitalia è alle prese con il nuovo assetto societario e i tempi potrebbero allungarsi per l’operatività. Le prospettive sono un po’ migliori per luglio: le compagnie stanno aspettando di vedere l’andamento dell’epidemia, stanno cercando di vendere voli estivi per vedere se intercettano la domanda, con l’incognita dell’aspetto sanitario. A luglio avremo più destinazioni, quasi totalmente domestiche.
Cagliari con Ryanair, la Sicilia con Catania e Palermo, la Puglia con Bari che c’era già prima, stiamo valutando anche la Calabria. Tutte regioni del sud, che come il Friuli Venezia Giulia, hanno indici di contagio bassi. Le compagnie aspettano comunque di vedere uno standard europeo unico di sicurezza e la famosa questione del distanziamento a bordo sarà un elemento fondamentale, perchè viaggiare con metà posti non è sostenibile economicamente. Riguardo le rotte estere, Londra, Valencia e Malta, sempre con Ryanair, potrebbero essere riattivate in estate, ma dipende da come sarà la situazione in quei Paesi. Da luglio avremo circa il 20% del traffico normale, poi piano piano potremo recuperare. Ma i volumi del 2019 li faremo tra due o tre anni, se tutto va bene».
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Importante, a Ronchi, sarà l’aspetto sicurezza. «Stiamo definendo il piano di protezione del personale e dei passeggeri in aerostazione - dice Consalvo - , con la misurazione della temperatura sia in partenza che in arrivo e poi a operatori e dipendenti, utilizzando anche il piazzale esterno. Vareremo un piano massiccio di sanificazione di aree e ambienti, i bagni saranno disinfettati ogni due ore, ci sarà la segnaletica ad hoc per il distanziamento e dispositivi di protezione, gel igienizzanti e mascherine a disposizione, oltre a barriere di plexiglass ai check in, biglietterie e gate d’imbarco. Stiamo attivando un sistema importante di controllo della qualità dell’aria interno, prevedendo ricircolo di aria esterna. Ogni aeromobile che atterrerà sarà sanificato, per dare ai viaggiatori garanzie molto alte».
Gran parte del personale resterà in cassa integrazione, il rientro al lavoro dipenderà dalla ripresa del traffico. «Il bilancio 2020? Sarebbe un miracolo riuscire a non perdere soldi, ma in realtà sarà un anno di sopravvivenza, non ci sono altri obiettivi – conclude l’ad –. Al momento abbiamo solo costi e zero ricavi. Per fortuna oggi l’azienda è solida e si regge in piedi: con la situazione del 2016 non so come sarebbe andata a finire».
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