«Emergenza casa? La Regione ha i fondi»

MANZANO. La Regione Friuli Venezia Giulia destini una parte dei fondi del Programma immigrazione 2013 al caso di Franco Lino Lenarduzzi.
È quanto propone Roberto Novelli, il consigliere regionale di Forza Italia che ha presentato all’amministrazione guidata da Debora Serracchiani un’interpellanza sull’argomento dell’emergenza abitativa, sollecitato dalla vicenda del papà separato e lavoratore precario che vive in tenda a Case di Manzano da oltre otto mesi.
«Vanno messe a disposizione le somme stanziate per il secondo ambito del Programma regionale dell’immigrazione 2013, dedicato all’emergenza abitativa, anche per i cittadini italiani, considerata l’evidente incapacità degli strumenti loro dedicati ad affrontare le sempre più numerose situazioni d’emergenza, come dimostra il caso del signor Franco Lenarduzzi di Manzano», spiega Novelli.
«Da molti mesi – aggiunge Colautti – le cronache del Messaggero Veneto riportano l’odissea del signor Lenarduzzi, lavoratore precario di 53 anni e padre di due figli minorenni, che dopo la separazione dalla moglie si è ritrovato costretto a vivere in una tenda vicino al fiume Natisone, in quanto non aveva più una casa dove poter abitare e accogliere i suoi ragazzi. A tutt’oggi né i servizi sociali del Comune di Manzano, né quelli di San Giovanni al Natisone sono riusciti a trovare una soluzione efficace, proprio come l’Ater di Udine che, dopo le iniziali promesse, ha accertato che il signor Lenarduzzi è privo dei requisiti per poter accedere alle graduatorie riservate ai genitori separati».
«L’unica soluzione che gli veniva offerta – ricorda ancora il consigliere regionale Novelli – consisteva in un albergaggio nel Comune di Premariacco in una stanza da condividere con un altro utente, situata a più di cinque chilometri di distanza da Manzano e, quindi, irraggiungibile per i due figli, che si possono spostare soltanto in bicicletta»
«Si tratta di una situazione davvero molto grave – prosegue l’esponente regionale di Forza Italia –, anche perché non è possibile che un cittadino italiano con figli minorenni, peraltro non del tutto sprovvisto di reddito, che a causa della crisi si trova in una momentanea situazione di disagio abitativo e non può, come molti altri connazionali, beneficiare degli alloggi Ater, sia costretto a vivere in una tenda, accampato vicino a un fiume, perché il servizio integrato del welfare regionale non è in grado di trovargli in tempi brevi una sistemazione idonea, seppure temporanea».
Questa la proposta del consigliere regionale Colautti: ora sarà l’amministrazioen Serracchiani a rispondere.
Rosalba Tello
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