Porcia, sciopero e tensione ai cancelli: «Electrolux non si spegne»
Dopo l'incontro al Ministero delle Imprese, giudicato deludente dai sindacati, prosegue la mobilitazione contro il trasferimento delle produzioni in Thailandia. Momenti di tensione tra lavoratori, mentre cresce la preoccupazione per il futuro dello stabilimento

La protesta dei lavoratori dell'Electrolux di Porcia continua e, come recita la scritta sulle magliette indossate da molti dipendenti, “Electrolux non si spegne”. Dopo il confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ritenuto insoddisfacente dalle organizzazioni sindacali, lo stabilimento ha vissuto un'altra giornata di sciopero, con l'astensione dal lavoro articolata in due fasce orarie.
La mobilitazione si è svolta dalle 7 alle 10 e proseguirà anche nel pomeriggio, dalle 14 alle 16, con i lavoratori che rientreranno a casa al termine della seconda astensione.
Momenti di tensione davanti ai cancelli
Non tutti i dipendenti hanno aderito allo sciopero. Alcuni impiegati hanno scelto di entrare regolarmente in azienda per iniziare il proprio turno, una decisione che ha provocato malumori tra chi ha deciso di partecipare alla protesta nonostante le conseguenze economiche.
Davanti ai cancelli non sono mancati applausi ironici, parole di disapprovazione e un momento di tensione culminato, secondo quanto riferito dai presenti, con una spinta ai danni di una delegata sindacale da parte di un impiegato.
«Chiesto ad alcuni impiegati di lavorare in smart working»
Tra le questioni sollevate dai sindacati c'è anche il ricorso al lavoro da remoto per parte del personale impiegatizio.
«Ad alcuni impiegati è stato chiesto addirittura dall'azienda di lavorare in smart working», ha dichiarato Roberto Zaami, segretario generale della Uilm. «È un paradosso, perché stanno trasferendo competenze e conoscenze all'estero, a coloro che potrebbero prendere il loro posto. Non comprendono che il rischio riguarda anche loro».
Sulla stessa linea Marco Romano, rappresentante sindacale della Uilm, che sottolinea come nello stabilimento di Porcia lavorino oltre 600 impiegati. «Sono previsti circa 700 esuberi proprio in quel settore e temo che molti possano riguardare Porcia. Una parte degli impiegati è però distante dal mondo sindacale e non ha ancora percepito la gravità della situazione».
Le lavasciuga verso la Thailandia
A preoccupare maggiormente i lavoratori sono gli esiti dell'incontro svoltosi al Ministero. Durante il confronto, infatti, è stato annunciato il trasferimento in Thailandia della produzione delle lavasciuga, uno dei prodotti simbolo dello stabilimento friulano.
«Rappresentano circa il 30% della nostra produzione», spiega Simonetta Chiarotto, segretaria provinciale della Fiom. «Non saranno più prodotte nemmeno le lavatrici Hec, quelle di fascia più economica. Resterebbero soltanto le Omega, modelli di fascia alta. È evidente che servirà meno personale».
Secondo Pietro Mancino, rappresentante sindacale della Fiom, il confronto con l'azienda rimane comunque aperto. «L'aspetto positivo è che il dialogo continua. Electrolux sta dettagliando il piano con cui intende ridurre il costo del lavoro recuperando mediamente tra i sette e i nove euro per ogni elettrodomestico prodotto. Un sacrificio di questo tipo, però, può essere preso in considerazione soltanto se accompagnato da garanzie occupazionali di lungo periodo».
«Electrolux ci ha cresciuti»
Tra i lavoratori prevalgono preoccupazione e senso di appartenenza. Molti hanno trascorso nell'azienda l'intera vita lavorativa e ricordano come proprio lo stabilimento abbia consentito loro di costruire una famiglia, acquistare una casa e progettare il futuro.
«Electrolux ci ha cresciute», raccontano Katia Mongiat e Sabina Tomada, entrate in azienda trent'anni fa subito dopo il diploma.
Michela Cortello, dipendente dal 1999, teme che la riduzione della produzione rappresenti un passo verso un progressivo ridimensionamento dello stabilimento. «Le lavatrici che resteranno sono quelle più costose, da 1.200 a 1.400 euro, e sono inevitabilmente più difficili da vendere. Ho tre figli e il part time che ho qui è fondamentale per la mia famiglia. Scioperare comporta un sacrificio economico, ma in questo momento è necessario».
Anche Roberto Baccillieri, arrivato a Pordenone da Reggio Calabria per lavorare in Electrolux, invita i colleghi a restare uniti. «Chi non sciopera non ha capito che così facendo danneggia tutti, compreso se stesso».
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