Electrolux Porcia, la sfida dei lavoratori: “Non siamo domi”. Sciopero a scaglioni verso il vertice decisivo
Presidio dalle prime ore del mattino davanti allo stabilimento in vista del vertice del 5 ottobre al Mimit con il ministro Urso. Tra i lavoratori paura per il futuro, mutui e pensioni, ma anche la volontà di difendere fabbrica e occupazione

Il sole è ancora basso quando davanti allo stabilimento Electrolux di Porcia comincia l'ennesima giornata di mobilitazione. Sono da poco passate le 7 e i lavoratori si ritrovano ai cancelli per un presidio organizzato in vista dell'incontro di lunedì 5 ottobre al Mimit, a Roma, con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, giorno in cui lo stabilimento di Porcia – al pari di tutti gli stabilimenti italiani di Electrolux – scioperarà per tutto il giorno.
Questa volta la mobilitazione ha scelto la formula dello sciopero a scaglioni, per cercare di incidere sulla movimentazione delle merci senza gravare eccessivamente sulle buste paga dei dipendenti.
Dalle 7.30 una parte dei lavoratori rientra alle proprie mansioni, mentre gli altri rimangono davanti ai cancelli. Poi si procede a rotazione, fino alle 16.
“Vogliamo rafforzare il tavolo del 5 ottobre”
«È un modo per disturbare il passaggio delle merci in portineria, per rafforzare il tavolo del 5 ottobre e dare un segnale forte: non siamo domi», spiega Pietro Mancino, Rsu della Fiom.
La scelta di procedere a scaglioni nasce anche dalla necessità di contenere il costo dello sciopero per i lavoratori. «Una giornata equivale a circa 70 euro e già la situazione è difficile», sottolinea Mancino.
L'obiettivo, però, va oltre la protesta davanti ai cancelli. «È un modo per continuare a sostenere la trattativa. A Roma ci saranno anche molti lavoratori. Vogliamo preservare anche tutta la parte impiegatizia, non solo la produzione».
“È vergognoso che le televisioni nazionali non ci diano spazio”
Tra i lavoratori c'è anche la richiesta di una maggiore attenzione da parte dell'opinione pubblica e dei media nazionali.
«Vogliamo più visibilità, è vergognoso che le tv nazionali non ci diano spazio», dice a gran voce Fabrizio Marta.
La protesta, però, deve fare i conti anche con i limiti imposti dalle norme sullo sciopero. «Purtroppo la legge non permette di fare scioperi incisivi. Rallentare le merci di dieci minuti non dà alcun fastidio», osserva.
È una delle contraddizioni della giornata: la volontà di farsi sentire è forte, ma gli strumenti a disposizione dei lavoratori sono limitati dalla necessità di non compromettere ulteriormente la situazione economica personale.
Tra mutui, figli e la paura di perdere la stabilità
Dietro le bandiere e le magliette gialle ci sono storie personali che raccontano bene il clima che si respira a Porcia.
C'è chi alla pensione sente di essere ormai vicino e guarda con preoccupazione soprattutto a chi, invece, davanti a sé ha ancora molti anni di lavoro. «A me mancano pochi anni per la pensione, ma mi dispiace per gli altri a cui manca tanto», racconta un lavoratore.
Per altri la pensione è diventata quasi un traguardo da conquistare a ogni costo.
È il caso di Ketty, 50 anni, 31 dei quali trascorsi in Electrolux. Ha un mutuo e un figlio da mantenere. «Ho paura che non avrò più questa stabilità», racconta. Una frase che racchiude il timore più concreto per molti dipendenti: non soltanto perdere un posto di lavoro, ma vedere venire meno quella sicurezza costruita in decenni.

Loretta: “Sogno di uscire da qui col cartellino, in pensione”
Tra gli impiegati c'è Loretta Comici, 50 anni, in Electrolux dal 2019. La sua storia parte da una precedente esperienza lavorativa segnata dalla chiusura dello stabilimento nel quale lavorava.
«Ho assistito alla chiusura della fabbrica in cui lavoravo prima e mi sono trasferita qui per ripartire. Ora ho paura che questa ripartenza non sarà così facile».
La speranza è racchiusa in un'immagine semplice, quasi simbolica: «Sogno di uscire da qui col cartellino, in pensione».
Una prospettiva che oggi appare tutt'altro che scontata.
“Avevo 24 anni quando sono entrata, è la mia famiglia”
C'è poi chi in Electrolux ha trascorso gran parte della propria vita professionale.
Nadia Mastrangelo lavora nello stabilimento da oltre trent'anni. Quando è entrata aveva appena 24 anni. Oggi partecipa alla mobilitazione anche attraverso un gruppo WhatsApp creato per sensibilizzare gli impiegati sulla situazione.
«Avevo 24 anni quando sono entrata, è la mia famiglia», racconta.
Parole che spiegano quanto il destino dello stabilimento non venga vissuto soltanto come una questione industriale. Per molti lavoratori Electrolux rappresenta una parte consistente della propria storia personale e professionale.
Si prepara la partenza per Roma
Sono appena le 9. Il sole comincia a scaldare il piazzale mentre davanti allo stabilimento proseguono i preparativi per la corriera diretta a Roma.
L'appuntamento al Mimit del 5 ottobre rappresenta il prossimo passaggio della vertenza e concentra su di sé le aspettative dei lavoratori. A Porcia la mobilitazione prosegue con lo sciopero a scaglioni, mentre cresce l'attesa per capire quali risposte arriveranno dal tavolo ministeriale.
E sul piazzale, quasi come una fotografia della giornata, si intravedono contemporaneamente il sole e la luna.
Due presenze che sembrano raccontare i due sentimenti che convivono tra i lavoratori: la preoccupazione per un futuro incerto e la determinazione a non spegnersi.
A ricordarlo c'è anche la ormai riconoscibile maglietta gialla con la scritta che è diventata il simbolo della protesta: “Electrolux non si spegne”.
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