Un orizzonte cinese per il futuro di Electrolux

Negli ultimi dieci anni i concorrenti venuti dall’Asia hanno doppiato le quote di mercato dei gruppi europei. E l’offensiva è partita dagli storici marchi italiani

Luca PianaLuca Piana
Operaio Electrolux
Operaio Electrolux

C’è un futuro cinese per Electrolux? Basta guardare i numeri di mercato per capire come mai, negli stabilimenti del gruppo, il piano di tagli annunciato lunedì possa sembrare il preludio a un nuovo tentativo di vendita dell’azienda a un compratore asiatico.

Nel 2015 i produttori cinesi avevano il 23,4 per cento del mercato globale dei grandi elettrodomestici, una quota inferiore a quella dei concorrenti dell’Europa occidentale, che erano al 24,3. Passato un decennio i colossi cinesi non solo hanno superato i concorrenti europei, li hanno più che doppiati: la loro quota è salita anno dopo anno, senza interruzioni, arrivando nel 2024 al 32,1 per cento, contro il 15,7 degli europei.

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È vero che in Europa i marchi che hanno fatto la storia del settore restano al vertice. In testa c’è il gruppo tedesco Bsh, nato a metà degli anni Sessanta del secolo passato dall’unione di Siemens e Bosch, che conserva ancora oggi una quota di mercato poco sotto il 25 per cento, e che la stessa Electrolux mantiene una fetta di mercato del 15 per cento circa.

Per trovare un terzo produttore europeo, però, occorre scendere alla settima posizione dell’altra tedesca Miele (4-5 per cento), mentre in mezzo ci sono i gruppi più rampanti, la turca Beko, che a seconda delle stime viaggia tra il 12 e il 18 per cento, la cinese Haier (tra il 9 e il 12) e la coppia di coreane Samsung e Lg (tra il 5 e l’8).

Proprio questa classifica è alla base delle speculazioni relative a un possibile compratore per Electrolux. I nomi che mancano nella graduatoria sono infatti quelli di due grandi produttori cinesi, Hisense e Midea.

Il secondo, in particolare, fa drizzare le antenne. Oltre ad essere già presente a Nordest, dove possiede la feltrina Clivet, produttore di condizionatori per l’aria che sta contribuendo a far crescere nel tempo, meno di un mese fa ha firmato con Electrolux un accordo per mettere insieme le attività nei frigoriferi e nelle lavatrici in Nord America, mercato dove il gruppo svedese realizza circa un terzo del fatturato ma dove fatica a generare profitti.

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«Electrolux sarebbe una bellissima preda per un gruppo cinese che si vuole posizionare in maniera efficace sul mercato europeo», ha detto ieri al nostro giornale Francesco Casoli, proprietario del gruppo Elica di Fabriano, uno degli ultimi industriali italiani di dimensioni rilevanti nel settore degli elettrodomestici, assieme all’emiliana Smeg.

La stessa classifica delle quote di mercato in Europa fornisce un secondo elemento di ragionamento che il governo e le parti sociali dovranno tenere ben presente in vista del confronto con l’azienda previsto per il 25 maggio al Ministero delle imprese. Se Beko e Haier sono diventate grandi In Europa, lo devono infatti proprio alle prede che hanno conquistato in Italia.

Il gruppo turco è stato il destinatario ultimo di una vecchia gloria del Made in Italy, la Indesit che fu della famiglia marchigiana Merloni, transitata per le mani degli americani di Whirlpool prima di finire per l’appunto a Beko, due anni fa. La Haier, dopo un primo tentativo fallito nel Padovano, dove aveva creato una fabbrica di frigoriferi che avrebbe dovuto servire l’Europa intera e che venne chiusa dopo qualche tempo, a fine 2018 ha rilevato invece un altro marchio storico italiano, la brianzola Candy.

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Dopo questi passaggi di proprietà, tuttavia, i percorsi delle aziende non sono stati necessariamente lineari. Candy, ad esempio, è molto più grande oggi di quanto non fosse negli ultimi anni dell’era pre-cinese. A fine 2024 – ultimi dati disponibili - contava infatti 6.231 dipendenti e aveva raggiunto un fatturato di oltre 2 miliardi di euro, quasi il doppio del 2017, quando dava lavoro a poco meno di 5.000 persone. Eppure, l’anno scorso ha deciso di chiudere lo storico stabilimento di Brugherio, cessando la produzione di lavatrici in Italia.

Più accidentata ancora è l’evoluzione di Indesit. Gli anni passati nelle mani dell’americana Whirpool, che aveva provveduto a integrare le sue attività con quelle dell’azienda marchigiana, sono stati contrassegnati da difficoltà varie, fino a quando nel 2024 è arrivata la cessione a Beko. Il gruppo è stato ridisegnato e oggi fa capo alla divisione europea del gruppo turco Arçelik, che opera sui mercati con il marchio Beko.

L’ultimo bilancio disponibile di Beko Europe Management, la società italiana che gestisce la produzione e la commercializzazione degli elettrodomestici, è proprio quello del 2024, che già comprendeva le attività ex Whirlpool: i ricavi erano scesi a 2,2 miliardi di euro, dai 2,6 miliardi dell’anno prima, mentre le perdite erano aumentate da 120 a 491 milioni di euro.

Numeri per nulla rassicuranti, anche per chi lavora in Electrolux, a Porcia, a Susegana e negli altri stabilimenti del gruppo svedese: la concorrenza cinese può far male a chiunque.

 

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