Electrolux, emendamento taglia-aiuti per chi licenzia o chiude: la proposta in Parlamento
Rizzetto (FdI): «Vogliamo vincolare i contributi a impegni precisi delle aziende»

Vincolare i contributi a un impegno pluriennale di mantenimento dei livelli occupazionali da parte dell’azienda beneficiaria. È il principio attorno al quale è stato costruito l’emendamento che sarà discusso sabato alla Camera. A coordinare le attività per la stesura del testo è Walter Rizzetto, presidente dell’11ª Commissione Lavoro della Camera, che a fine maggio aveva ascoltato in audizione le sigle sindacali coinvolte nel caso Electrolux.
L’obiettivo pare evidente: evitare che si possano ripetere situazioni come quella che coinvolge la multinazionale degli elettrodomestici decisa a portare avanti un piano di ridimensionamento che prevede 1.700 esuberi in Italia. Nonostante i milioni di aiuti incamerati negli anni.
Il testo
«I contratti di programma e gli accordi di sviluppo nonché i finanziamenti erogati nell’ambito di programmi europei cofinanziati dai fondi strutturali sono subordinati a un impegno pluriennale di mantenimento dei livelli occupazionali da parte del soggetto beneficiario», si legge nell’emendamento dei relatori al Decreto lavoro all’esame del Parlamento.
L’impegno dell’azienda deve specificare il numero minimo di personale da mantenere distinto per tipologia contrattuale e la sede o le sedi produttive di riferimento.
La durata
Un altro aspetto messo in evidenza è il tempo: «L’impegno di mantenimento occupazionale - si legge nella bozza dell’emendamento - ha durata non inferiore a tre e non superiore a sette anni dalla data di erogazione dell’ultima tranche di finanziamento».
Diversi i parametri da prendere in considerazione per determinare la durata che andrà specificata con il decreto o l’atto di concessione del finanziamento: l’entità del contributo in rapporto al fatturato e all’organico; la rilevanza strategica del sito produttivo per l’economia del territorio; il grado di dipendenza occupazionale locale, espresso come percentuale dei dipendenti del beneficiario sul totale degli occupati nel comune o nella provincia; la durata dell’esposizione debitoria o del rischio di delocalizzazione attestata nel piano industriale; e, infine, la presenza di precedenti aiuti pubblici ricevuti negli ultimi dieci anni.
La crisi
Nell’ipotesi in cui l’azienda attraversi una crisi successiva all’erogazione del contributo può chiedere al ministero del lavoro una revisione del periodo di vincolo residuo motivata da elementi di fatto nuovi e non prevedibili al momento di stipula dell’accordo.
Le modifiche
«Il testo», ha precisato Rizzetto, «è all’esame del Mimit e potrà essere modificato, ma il principio che si vuole introdurre è quello di tutelare l’occupazione vincolando i contributi a un impegno ben preciso».
Il nodo
Nella bozza del testo si ipotizzava anche di applicare il dispositivo ai contributi erogati «nei dieci anni anteriori alla data di entrata in vigore della presente legge di conversione, per i quali il periodo di utilizzo o di rendicontazione non sia ancora concluso alla medesima data». Un aspetto che è stato approfondito anche dall’Avvocatura dello Stato per capirne l’effettiva applicabilità.
Il ministro
«La crisi dell’elettrodomestico non riguarda singole imprese o singoli Paesi: è una sfida europea che richiede una risposta comune per tutelare occupazione, investimenti e capacità produttiva».
Così il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso che ha annunciato: «Per questo, nell’ultimo Consiglio Competitività abbiamo promosso un non-paper per chiedere alla Commissione europea di riconoscere il settore dell’elettrodomestico come strategico, al pari dell’automotive. Il documento propone la definizione di un Piano europeo dedicato al comparto, con misure per sostenere investimenti, innovazione produttiva e competitività degli stabilimenti europei, garantire reciprocità rispetto alla concorrenza extra-Ue e intervenire su Cbam, Ets, Industrial Accelerator Act e strumenti europei di sostegno alla domanda, sul modello del Bonus elettrodomestici italiano. Questa è la prima linea su cui è necessario il concorso di tutti perché dobbiamo raggiungere l’obiettivo già nei prossimi mesi».
«Piano inaccettabile»
Urso ha poi ribadito la posizione del governo sul caso Electrolux: «Dobbiamo affrontarlo con determinazione e trasparenza, come già avvenuto nel passaggio dei siti Whirlpool a Beko. Alla prossima riunione del 15 giugno ci aspettiamo che l’azienda presenti una proposta del tutto diversa da quella attuale, per noi inaccettabile: un piano che sia sostenibile sul piano sociale e occupazionale, che possa essere condiviso e sostenuto. Noi - ha concluso - faremo la nostra parte».
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