«Ecco cosa non va della norma»

Il procuratore preoccupato per l’aumento dei fascicoli per lesioni e del ricorso alle perizie
Di Luana De Francisco
Udine 18 dicembre 2015 Procura della Repubblica. Procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone
Udine 18 dicembre 2015 Procura della Repubblica. Procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

Depositi pieni zeppi di auto e moto in sequestro, ricorsi continui a perizie tecniche e medico legali, uffici giudiziari intasati da decine di nuovi fascicoli. È questo lo scenario che il procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, immagina di trovarsi di fronte, da qui a pochi mesi, come conseguenza diretta dell’introduzione della nuova disciplina in materia di omicidio stradale.

«L’effetto positivo delle recenti depenalizzazioni – dice – sarà totalmente annullato dall’affollarsi nelle aule giudiziarie di fatti procedibili d’ufficio». Un commento tutt’altro che improvvisato, il suo, visto che da giorni è al lavoro sulle linee guida da distribuire agli operatori della Polizia giudiziaria, ancora brancolanti tra vecchie e nuove disposizioni. L’investimento di Enemonzo diventa quindi il tragico banco di prova di un provvedimento che, almeno sulla carta, pare non convincere affatto il numero uno della Procura friulana.

A non tornare, a suo avviso, è innanzitutto il cambio di marcia imposto al reato delle lesioni colpose: per quelle con prognosi superiore ai 40 giorni, la norma prevede un colpo di spugna alle querele e il ritorno alla procedibilità d’ufficio. «I casi saranno all’improvviso tantissimi – afferma De Nicolo –, perchè per raggiungere la soglia minima basta un colpo di frusta o poco più. Tolta a parti lese e assicurazioni la possibilità di risolvere la faccenda al di fuori del procedimento giudiziario, con risarcimento e conseguente ritiro della querela, ai consulenti non costerà molto modulare al rialzo il numero dei giorni di prognosi». Il risultato? «Una crescita esponenziale delle perizie – continua –. Proprio come avveniva più di trent’anni fa, quand’ero ancora pretore a Trieste. Poi si passò alla procedibilità a querela e tutti ne gioimmo. Ora non resta che attrezzarci e dotarci di elenchi aggiornati dei periti disponibili sulla piazza».

Ma a drenare tempo e risorse saranno anche le consulenze di natura tecnica, volte ad accertare la dinamica dei fatti. «Temo che il ricorso alle perizie sui mezzi in sequestro sarà sistematico – è la previsione di De Nicolo – e a servirsene non sarà soltanto il pm nella fase d’indagine, ma anche la difesa nel corso del dibattimento. La ragione è semplicissima: il 589 bis prevede una circostanza attenuante che consente di diminuire la pena fino alla metà, quando si dimostri che l’incidente si è verificato anche per colpa della vittima». Per non parlare delle spese di custodia dei veicoli, «a carico dello Stato e che avrà una durata fisiologica di almeno un paio d’anni».

Non è finita. A impensierire la Procura è anche la severità riservata ai neopatentati. «Penso al diciottenne che finisce in carcere – spiega De Nicolo – e, immaginando la condizione di totale disperazione in cui verrebbe a trovarsi, non mi stupirei davanti alla notizia di azioni suicidiarie. Ebbene, credo che, di fronte a simili tenaglie normative, sia necessario chiedersi se l’arresto abbia sempre senso e se agli automatismi imposti dal legislatore non sia più giusto lasciare comunque margini di discrezionalità al giudice».

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