Ecco come i trafficanti di uomini portano gli immigrati in Friuli

La testimonianza di un imprenditore di Porpetto che opera nell’area artigianale. «Arrivano dall’autostrada e poi fanno scendere gruppetti di 5-6 persone»
Foto Guglielmo Mangiapane/ LaPresse cronaca Palermo, 15/04/15 Circa 200 profughi sono sbarcati in mattinata al porto di Palermo. Tra di loro donne, minori e un neonato.
Foto Guglielmo Mangiapane/ LaPresse cronaca Palermo, 15/04/15 Circa 200 profughi sono sbarcati in mattinata al porto di Palermo. Tra di loro donne, minori e un neonato.

PORPETTO. Un traffico silenzioso, meno evidente di quello via mare tramite i barconi, ma altrettanto continuo: è quello che avviene tramite le rotte di terra che vedono il Friuli come porta privilegiata dei trafficanti per l’ingresso in Italia dei migranti.

Un ulteriore conferma di questi viaggi sulle rotte balcaniche giunge al nostro giornale da un imprenditore della Bassa friulana, che vuole restare anonimo: titolare di un’azienda nell'area artigianale di Porpetto è ormai da tempo testimone oculare di questo traffico di esseri umani. L’uomo racconta ciò che gli capita di vedere quando a volte si reca prestissimo nella sede della sua ditta.

«Alle prime ore dell’alba – dice – arrivano molti mezzi pesanti, provenienti quasi sempre dai paesi dell’Est Europa. Arrivano dall’autostrada, escono dal casello di Porpetto e dopo neppure un chilometro di provinciale in direzione San Giorgio di Nogaro, davanti all’area artigianale, fanno scendere il loro carico umano. Qualcuno prende qualche precauzione in più e si infila nelle vie secondarie.

Non li fanno scendere da vani o nascondigli segreti ricavati nei loro mezzi, ma dai cassoni sul retro, tranquillamente, con sicurezza. Si tratta sempre di piccoli gruppi, mai più di cinque o sei. Io li osservo di nascosto perchè ho paura: riesco a intravedere i loro volti; dai tratti somatici dovrebbero essere afghani, iraniani, pakistani, siriani. Li abbandonano lì e se ne vanno».

«Sembra che tutti abbiano già una destinazione – prosegue il testimone – , perchè tornano in strada e si incamminano verso San Giorgio o ritornano indietro, come fossero attesi da qualcuno. O, meglio, come qualcuno li attendesse. Improvvisamente se ne perdono le tracce».

L’imprenditore racconta di non aver mai denunciato la cosa per paura. «I traffici si fermano quando c’è movimento delle forze dell’ordine – prosegue – , ma basta che queste siano impegnate altrove che riprendono. Una goccia continua che va a riempire il mare grande dell'emergenza. Una volta – conclude sconsolato – ho pensato di raccontare questa situazione drammatica a un volontario della Croce Rossa: ebbene, prima che potessi parlare sono stato tacitato di essere razzista, mi hanno detto di “non essere in grado di capire”! Mi sono sentito malissimo e ho taciuto».

Argomenti:immigrazione

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto