Ecco come ci si vaccinerà: le nuove regole e l’ordine di priorità valido in tutta Italia | Categorie e patologie: il testo integrale

Somministrazione del vaccino anti influenzale in piazza Duomo, foto di archivio
Somministrazione del vaccino anti influenzale in piazza Duomo, foto di archivio

UDINE. Cambia ancora il piano vaccini, cercando di partire a razzo con gli anziani dai 79 anni in giù, rimettendo in fila come gli altri le «categorie protette», che stavano facendo passare avanti i soliti furbi. 

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La campagna (Qui il testo integrale) messa a punto dai tecnici di regioni e ministero della Salute prevedeva in realtà una operazione a tenaglia, che avrebbe stravolto l’ordine delle priorità, immunizzando contemporaneamente non solo gli anziani, ma anche gli italiani dai 40 anni in su. Una scelta ritenuta necessaria sia per fermare le varianti che colpiscono maggiormente chi è meno in là con gli anni, sia per riattivare il prima possibile la macchina produttiva del Paese, proteggendo chi è in età di lavoro. Un ragionamento che si è però scontrato con la paura di lasciare indietro chi è comunque più esposto al rischio di finire in ospedale o peggio. Ma il calendario vaccinale cambierà per l’ennesima volta. Vuoi per la decisione di qualche giorno fa che ha esteso agli over 65 l’uso del farmaco di AstraZeneca, vuoi per l’accordo raggiunto dal governo con le regioni che prevede di procedere a passo spedito col metodo israeliano, immunizzando per fasce di età. 

 
Dalle stazioni agli stadi
Ci sarà almeno un grande centro vaccinale nei Comuni con più di 50 mila abitanti. Piazzali delle stazioni, parcheggi dei centri commerciali, centri congressi, palazzetti dello sport, stadi. I drive through della Difesa utilizzati finora per fare i tamponi saranno riconvertiti come centri vaccinali. Il più grande sarà attivo da venerdì al parco Tenno, a Milano. A Roma è già operativo quello nella città militare della Cecchignola. Per raggiungere i centri isolati saranno utilizzati almeno 150 nuclei vaccinali mobili, sempre della Difesa, che di fatto organizzeranno giornate di vaccinazione mirate nelle zone più difficile da raggiungere. C’è poi il contributo della Protezione civile che aiuterà le Regioni ad allestire postazioni mobili di vaccinazione dove necessario.

Aziende in campo, via alla ricognizione
Si concluderà entro il 19 marzo la ricognizione promossa da Confindustria nel mondo delle imprese. Obiettivo: presentare al governo una lista di realtà disponibili a fornire spazi per le vaccinazioni (per i dipendenti e non solo). Ieri viale dell’Astronomia ha pubblicato sul sito un questionario in cui si chiede in sostanza alle imprese di precisare l’ampiezza degli spazi e di segnalare l’eventuale presenza di un medico aziendale. Alla ricognizione possono partecipare anche i non associati. D’altra parte Confindustria non è l’unica rappresentanza d’impresa mobilitata per le «vaccinazioni in azienda»: in prima linea la Confapi guidata da Maurizio Casasco. Ieri la Lombardia ha firmato con Confindustria e Confapi un protocollo d’intesa per le vaccinazioni in azienda e altre regioni potrebbero seguire a breve (Friuli Venezia Giulia, Veneto). Ma la stessa Confindustria preme per una regia nazionale. L’operazione non è semplice ma avrebbe un vantaggio: il coinvolgimento dei medici d’azienda, i cosiddetti «medici competenti», un migliaio soltanto in Lombardia.

I tecnici di Speranza
I tecnici di Speranza stanno ancora finendo di mettere a punto la bozza dopo essersi confrontati con gli assessori regionali alla Sanità e questa mattina la Conferenza delle regioni esaminerà il nuovo piano che dovrebbe poi veder luce entro il week end. La bozza prevede che prima di tutto si porti a termine l’immunizzazione degli ultraottantenni, che in tre casi su quattro devono ancora fare il richiamo. Per loro non ci sarà l’indicazione su quale antidoto utilizzare, ma tutte le regioni sono già partite con quelli di Pfizer e Moderna a Rna messaggero e con questi vaccini si finirà l’opera. Contestualmente, come richiesto dal ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini, sarà la volta dei disabili, dei loro care giver e delle persone che vivono in comunità. 
 
Nello stesso tempo si andrà avanti con le prenotazioni dei due milioni di persone estremamente vulnerabili, già individuate nell’ultima versione del piano vaccinale. Ossia pazienti affetti da forme particolarmente gravi di malattie respiratorie, neurologiche, diabete, fibrosi cistica, malattie renali, epatiche, cerebrovascolari, onco ematologiche e emoglobinopatie, sindrome di Down, trapiantati e grandi obesi. Per loro andranno utilizzati solo i vaccini a Rna messaggero di Moderna e Pfizer. 
 
A parte personale della scuola e forze dell’ordine che hanno già iniziato a immunizzarsi non si procederà più per categorie protette o malati genericamente vulnerabili, che rappresentano una platea di ben 14 milioni di persone difficili da individuare a chiamare alla vaccinazione senza ritardare e di molto la campagna vaccinale. Che procederà invece per fasce di età, partendo dai 79enni per poi via, via scendere di età. 
 
Dopo le cattive notizie sugli invii a scartamento ridotto delle fiale già ordinate, dalla Commissione Ue arriva quella buona di altri 4 milioni di dosi acquistate, in particolare di Pfizer, che faranno aumentare di oltre mezzo milione la dote per l’Italia da qui a fine mese. 

Le nuove categorie
Ma se non ci saranno nuove brutte sorprese, tra aprile e giugno arriveranno oltre 43 milioni di dosi. Con questa potenza di fuoco, considerando che da qui a fine mese verranno consegnate altre circa 8 milioni di dosi, il calendario vaccinale potrebbe proseguire così: da qui a metà del prossimo mese dovrebbero essere tutti immunizzati gli over 80 e anche gli estremamente vulnerabili, che sono poi quelli esposti al rischio Covid più di altri. E che fino a ora sono rimasti quasi del tutto esclusi dalla campagna perché tra Asl, ospedali e medici è tutto un “rimpiattino” su a chi spetti individuarli e chiamarli a vaccinarsi. Nel Lazio e in Sicilia si è già partiti con le prenotazioni degli anziani di età compresa tra i 75 e i 79 anni, che in tutta Italia potrebbero raggiungere la meta per fine aprile. Sempre il mese prossimo sarà la volta di chi ha tra i 70 e 74 anni, anche se il Lazio inizierà a immunizzarli prima. Il turno degli over 60 arriverà tra maggio e giugno, quando verso la metà del mese inizierà la chiamata anche per chi ha tra 55 e 59 anni. Tutti gli altri dovranno aspettare luglio per alzare la barriera al virus. 
 
Tutto ciò sempre che si trovino vaccinatori a sufficienza. Magari attingendo a specializzandi, dentisti e infermieri, visto che tra gli oltre 40mila medici di famiglia in pochi hanno finora aderito alla campagna. Intanto l’Aifa chiede di non sprecare neanche una goccia dei preziosi antidoti, «usando tutto il prodotto disponibile in ciascun flaconcino». Magari cercando di non metter da parte una riserva di dosi da somministrare a parenti amici come purtroppo si è già visto fare

 

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