È morto Fabbro, l’architetto dei due mondi

UDINE. Lo hanno definito “L’architetto dei due mondi”. Con la morte di Rinaldo Fabbro, che si è spento a Sydney giovedì sera all’età di 94 anni, è venuto a mancare uno dei migliori talenti che il Friuli abbia esportato nel mondo. Imprenditore edile, architetto, pittore e padre di cinque figli, introdusse il cemento armato nell’ingegneria edile di Sydney di cui ridefinì la skyline.
Nato il 29 febbraio del 1922 a Magnano in Riviera, era fiero del suo passato da partigiano della Osoppo e ogni anno tornava in Friuli con i figli e la moglie Giulia indossando il fazzoletto verde. Raccontava spesso le origini di quella militanza.
«A sei anni mi sono iscritto alla scuola elementare e dopo un mese mi è stata consegnata una divisa: il fez, un fazzoletto blu e una camicia nera – diceva –. Non lontana dalla scuola c’era l’abitazione di mio nonno e dei miei zii, una bella casa costruita in cemento armato che ha resistito al terremoto del 1976. Così vestito andai a trovarli».
In fondo al corridoio c’era suo zio Romano che appena lo vide lo cacciò. Apprese così che un altro zio era stato ucciso dai fascisti e divenne antifascista.
«Mio fratello Rinaldo non voleva studiare – assicura la sorella Ornella – così mio padre lo fece lavorare nella sua impresa come garzone: commerciava vino e alcolici.
A Rinaldo toccavano i lavori più umili. Durò qualche tempo, poi un parente emigrato in Australia nell’800 venne a trovarci e gli chiese se voleva fare il garzone per tutta la vita o se ambiva a qualcosa di meglio, poi gli suggerì di laurearsi e di raggiungerlo a Sydney».
Fu così che Fabbro si iscrisse alla facoltà di architettura di Venezia. Furono anni di studio “matto e disperatissimo”. Con l’amico Marcello D’Olivo spesso trascorreva i pomeriggi nella casa di Tricesimo, dove nel frattempo la famiglia si era trasferita.
«Cucinavo per loro – racconta Ornella – Marcello aveva sempre tanta fame e, insieme, mangiavano brovada e muset».
Non c’era molto da scialacquare, però, perché il padre di Rinaldo era stato perentorio: «Ti pago solo la stanza a Venezia – lo aveva ammonito – per il resto ti arrangi».
Partì con la laurea in tasca e con tante speranze nel 1948. «I primi tempi furono terribili – racconta Ornella – nessuno voleva realizzare i progetti di un italiano».
Finchè disegnò un distributore in cemento armato, una tecnica che gli australiani non conoscevano. Fu così che iniziò la sua ascesa, i grandi progetti e la nascita dell’impresa Fabbrostone con la quale Fabbro è riuscito a far trasferire e a dare lavoro a 380 friulani.
Da tre anni, in seguito a una caduta, la sua salute era precaria. Ancora da definire la data dei funerali a Sydney e della cerimonia che si terrà nella parrocchiale di Magnano.
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