E l’ex timoniere Pelizzo parla per diciotto minuti filati

CIVIDALE. «I miei giudici sono due: la mia coscienza e la banca di Cividale». Non voleva intervenire all’assemblea dei soci di ieri, lo storico leader dell’istituto di credito, Lorenzo Pelizzo, per 43 anni alla guida della Popolare. E invece, l’intervento al vetriolo del notaio Pierluigi Comelli e qualche altro lo hanno spinto a lasciare la platea e raggiungere il microfono.
Una scelta che a Pelizzo, rinviato a giudizio appena pochi giorni or sono, non deve essere costata poco. Ma che si è visto “costretto” a fare per rispedire al mittente le affermazioni di quanti hanno bollato i suoi 43 anni di presidenza come costellati d’ «insuccessi» e di «grosse difficoltà».
«Ritengo invece di successi ce ne siano tanti e appena finirà questa vicenda (giudiziaria, ndr) inviterò tutti a un incontro, durante il quale farò nomi e cognomi degli attori che l’hanno originata», ha detto alzando la voce l’ex presidente.
Quindi ha rivendicato la buona gestione della banca e nel segno di quella anche la “paternità” della plusvalenza che nel futuro prossimo promette d’arrivare a Cividale per effetto della vendita dell’Istituto di credito delle banche popolari (Icbp).
Istituto che Pelizzo ha contribuito a far nascere e di cui ieri si è pubblicamente voluto prendere i meriti: «Il sottoscritto ha fatto sì che il tesoretto sia diventato un tesoro importante per tutto il sistema delle popolari. Non solo qui arriveranno 120 milioni (frutto della vendita del 5,14% dell’istituto detenuto dalla Cividale): le popolari italiane intascheranno complessivamente ben 2 miliardi». Non è mancato l’affondo al rivale di sempre, il notaio Comelli.
«Vorresti privare la regione della sua unica Popolare», gli ha detto Pelizzo che a proposito del voto ha fatto appello all’assemblea in favore del candidato scelto in accordo con il Credito Valtellinese. Contestato per le statue cinesi, che ieri è tornato a difendere - «sono opere d’arte e volevano essere un tentativo di aprire le porte di un mondo alle nostre imprese» -, Pelizzo ha concluso, rifacendosi sibillino alla Liberazione di fresco celebrata.
«Mi compiaccio perché il consiglio in questa fase turbolenta ha saputo tenere la barra dritta e portare a casa un risultato positivo. Al personale chiedo attenzione e ricordo che ieri (sabato, ndr) abbiamo celebrato il 25 aprile. Credo che tutti dobbiamo comportarci affinché non si verifichi da noi una nuova Porzus».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








