Doppi turni all’Electrolux e tante fabbriche riaperte Ma il problema resta quello delle commesse

Viaggio tra le aziende ripartite, a regime ridotto e tra i dubbi sul futuro Vanno affrontati la mancanza di ordini e il rischio insolvenza dei clienti 

l’inchiesta

giulia sacchi

Ripartite sì, ma con tante incognite legate non a un futuro lontano, bensì sul breve periodo: a mancare sono in primis liquidità e ordini. Le risposte dai mercati tardano ad arrivare e l’insolvenza dei clienti è un problema non da poco con cui fare i conti. Ieri è stata un’altra giornata simbolo della riattivazione di diverse aziende anche in provincia: una ripresa perlopiù a regime ridotto e con forti preoccupazioni per il futuro. Un viaggio ideale all’interno di alcuni stabilimenti ci ha permesso di capire quali sono dubbi e timori di chi è al timone delle imprese.

Quella del 4 maggio è stata una giornata importante per l’Electrolux di Porcia, in quanto sono stati riattivati entrambi i turni di lavoro, ma non con orario completo: per ora si procede con le sei ore di attività. Al via, dunque, il turno B dalle 5.30 alle 11.30 e l’A dalle 12.30 alle 18.30. Oggi le Rsu faranno il punto della situazione con la multinazionale svedese: si discuterà del calendario produttivo e delle ferie.

Spostandoci al Ponte Rosso di San Vito al Tagliamento, ieri il riavvio della produzione nelle realtà insediate è stato pressoché completo: il Consorzio guidato da Renato Mascherin ha elaborato il progetto sulla sicurezza “Ponte Rosso safety” per tutte le 220 aziende. A Fontanafredda, invece, ieri è rientrata al lavoro una quarantina dei 90 addetti della Fcf, specializzata nello stampaggio a freddo e che opera nel settore dell’automotive. Due turni da sei ore: chi non è in fabbrica usufruisce della cassa integrazione. L’amministratore delegato Zeno Rigato ha precisato che la sicurezza rappresentava già una priorità prima del problema Covid-19. «Prima dello stop imposto dal Governo avevamo già riorganizzato per esempio le aree promiscue, tra cui refettorio e spogliatoi: da tempo eravamo pronti a ripartire – ha spiegato –. Abbiamo chiesto anche ai dipendenti con fragilità personale o legata alla famiglia se preferivano assentarsi dal lavoro».

L’impresa ha giocato d’anticipo, ma la fermata c’è stata comunque a marzo. E pensare che a gennaio Fcf parlava di assunzioni. «La filiera dell’automotive è ferma – ha commentato Rigato –. La maggior parte dei clienti non è ripartita: per la nostra realtà l’export è fondamentale e rappresenta il 70 per cento del fatturato. L’anno scorso abbiamo registrato una crescita del 10 per cento: a inizio anno stavamo assumendo, ma ora è tutto bloccato e ci limiteremo alla stabilizzazione degli apprendisti. È difficile fare previsioni sul breve periodo, ma i progetti non si fermano: il settore della ricerca e sviluppo continua nel proprio percorso».

Le preoccupazioni di Rigato sono condivise da Giancarlo Belloni, amministratore della Bsg caldaie di Pordenone, dove ieri un paio dei 95 dipendenti ha operato in magazzino. Da oggi sarà attiva una decina di addetti in smart working, mentre da lunedì ripartirà la produzione con una cinquantina di maestranze al lavoro. Una realtà che fattura 40 milioni di euro l’anno e che a marzo ha perso un milione rispetto agli obiettivi, ad aprile 2, 4 milioni e ne prevede altri due in meno per maggio. «Il vero interrogativo è cosa ci si aspetta dal mercato: una grande incognita a cui al momento non c’è risposta – ha detto –. Il nostro timore non è ripartire per questioni di sicurezza, fronte sul quale abbiamo sempre investito. La mancanza di ordini e la forte insolvenza dei clienti, italiani soprattutto, sono due grosse criticità. Il problema della liquidità, per esempio, non ci consente di anticipare la cassa integrazione ai lavoratori. Le risorse al momento vengono impiegate per i fornitori».

Si naviga a vista. «A oggi per maggio abbiamo previsto una settimana di lavoro – ha concluso –. Ci organizziamo in funzione delle commesse. Ma se non c’è richiesta cosa ce ne facciamo dei prodotti che realizziamo? Le preoccupazioni legate all’incertezza di questo momento storico senza precedenti sono tante». —



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