Donne maltrattate: solo il 7% denuncia

UDINE. Nel primo semestre del 2015 più di 110 donne si sono rivolte allo sportello di Zero tolerance, il servizio attivato dal Comune contro la violenza di genere, per chiedere aiuto e tentare di fuggire dai maltrattamenti subiti. Nel 2014 le segnalazioni hanno raggiunto quota 215 e per l’anno in corso trend e numeri saranno confermati. Se anche sempre più donne, oggi, trovano il coraggio di denunciare violenze, a Udine rimane comunque piccola, circa il sei per cento, quella percentuale che decide di uscire allo scoperto.
Gli ultimi casi di femminicidio risalgono al 2013, ma si tratta di un fenomeno trasversale, presente in tutte le classi sociali, indipendentemente dall’età delle donne e dalla nazionalità, come anche dell’appartenenza culturale e religiosa.
A fornire una panoramica di quanto è realmente serio il problema ci ha pensato il convegno in sala Ajace «Violenza mai più», nella giornata dedicata a Paola Schiratti, promotrice e coordinatrice della stesura del Protocollo provinciale finalizzato a contrastare la violenza nei confronti delle donne e dei minori e a progettare azioni preventive, siglato il 18 settembre del 2013.
Numeri allarmanti
«Dal 1999 sono 2.096 le donne che si sono rivolte allo sportello – ha osservato Marina Ellero, responsabile dell’unità operativa Cittadinanza delle donne e cultura delle differenze –, che oltre a offrire ascolto, accoglienza e supporto con consulenze legali e psicologiche, si occupa anche della presa in carico di donne con o senza figli e della loro ospitalità in case rifugio comunali».
Le residenze hanno visto ospitare in 14 anni 64 donne e 81 bambini, mentre da settembre 2013 a ottobre, su invio delle forze dell’ordine, sono state accolte otto donne e 11 bambini a fronte di 22 richieste. Donne dai 30 ai 49 anni – ma negli ultimi tempi anche alcune Over 60 trovano il coraggio di uscire allo scoperto – con un buon livello d’istruzione e una situazione economica che non permette loro l’indipendenza.
Il 75 per cento delle vittime ha figli che spesso assistono alle violenze (quasi il 35 per cento sopporta soprusi da uno a tre anni) e per i quali, oggi, i servizi sociali hanno sempre più attenzione. Ma c’è un dato che resta preoccupante: solo il 93% denuncia e di quel 7% che lo fa, uno, poi, la ritira.
Le violenze
Violenze non solo sessuali, ma anche fisiche, psicologiche, economiche e spirituali, dove spesso il maltrattatore è lo stesso marito, partner o compagno. Per quanto riguarda invece gli autori delle violenze, il 64 per cento è italiano e rientra principalmente in un target di età compresa tra 40 e 49 anni e 61 uomini su 100 non presentano, all’apparenza, alcun disturbo psico-fisico e mentale (80 per cento).
La Questura
Nel 2014 la polizia di Udine ha preso in carico 35 casi di maltrattamento in famiglia e 25 di stalking e quest’anno – ha riferito il capo della squadra mobile Massimiliano Ortolan – sono stati segnalati nove casi di ammonimento per stalking.
Azione sinergica
In un contesto in cui gli omicidi diminuiscono e il numero di femminicidi rimane costante, Zero Tolerance rappresenta uno degli anelli che costruiscono la catena degli aiuti alle donne in difficoltà. A Udine la rete è ben strutturata grazie al protocollo provinciale, di cui la Prefettura è capofila, un vero e proprio piano d’azione che mette in sinergia molte parti per prevenire e contrastare la violenza di genere.
Approcciarsi a una donna che ha subito violenze è sempre un passo molto delicato – ha spiegato Ciro Paolillo del pronto soccorso dell’ospedale di Udine –. Spesso dichiarano sintomi banali per mascherare una violenza. Nel 2014 sono stati 50 i referti per donne maltrattate, soprattutto al volto, mentre quest’anno i numeri sono in ascesa considerando che da quando è stata attivata la linea rosa nel giro di tre mesi sono già 20 i casi segnalati».
Dall’accoglimento allo stilamento del referto, al pronto soccorso la fase più delicata è sicuramente quella della dimissione della paziente. Poi, infatti inizia un lungo percorso, quello della ricostruzione dell’identità, come spiegato dalla psichiatra Paola Pressi.
Cambiare la cultura
Che fare dunque? Molta strada è stata fatta sul tema in questi anni, esistono strumenti efficaci per il contrasto alle violenze e si vive in un’epoca più civile, libera e rispettosa – per il prefetto di Udine, Vittorio Zappalorto –, ma è necessario un cambiamento culturale, a partire dalla scuola e dall’educazione». È su quei banchi, infatti, che si apprende quella democrazia paritaria in grado si rifuggire le violenze e imparare la lezione di vita più importante, quella del rispetto della donna.
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