Le Signore della distillazione: Nonino, le radici in Friuli e lo sguardo verso il mondo
Nel 2027 l’azienda festeggerà i 130 anni di storia e sarà protagonista l’8 ottobre a Udine durante l’evento “Una famiglia, un’impresa”

Non basterebbe un libro per raccontare un’avventura imprenditoriale d’eccezione, che nel 2027 taglierà il traguardo dei 130 anni, come quella dei distillatori Nonino. Saldissime radici in Friuli, cinque generazioni di imprenditori, un’importantissima e costante presenza femminile, sguardo proiettato verso il mondo e più di mezzo secolo di successi, nel nome della grappa.
Una bevanda che in passato era considerata parente povera rispetto ai grandi classici internazionali come whisky, rum, vodka, tequila oppure distillati come cognac, brandy e calvados, ma che grazie ai Nonino ha scalato posizioni su posizioni nella speciale classifica di gradimento dei consumatori italiani e stranieri.
Il fondatore di questa azienda familiare (la sesta generazione che bussa alle porte è quasi tutta al femminile) si chiama Orazio Nonino, che nel 1897 stabilisce ai Ronchi di Percoto la sede della propria distilleria, esistita fino ad allora solamente sotto forma di alambicco itinerante, montato su ruote. La prima svolta arriva nel 1928, negli anni a cavallo tra le due guerre mondiali, quando Antonio, figlio di Luigi e nipote del capostipite Orazio, sposa Silvia Milocco, che diventerà da lì a pochi anni la prima grappaiola d’Italia.
Nel 1933 Antonio Nonino in conformità a un Regio decreto che obbliga l’imbottigliamento e il confezionamento della grappa in bottiglie con regolare etichetta e sigillo di Stato, crea l’etichetta riproducente il “Fogolar furlan”, grande camino, sempre acceso, centro dell’antica casa friulana attorno al quale la famiglia si raccoglieva per lavorare, chiaccherare e bere un buon “bussul” di grappa. Lo stesso Antonio Nonino, grazie a un’antica conoscenza custodita da generazioni, avvia la produzione di liquori.

Crea Amaro Carnia, un infuso di erbe delle montagne friulane, usando la grappa da lui distillata come base alcolica. Il 1940, nell’anno in cui l’Italia entra nella Seconda guerra mondiale, Silvia Nonino, cuoca d’eccellenza, rimane vedova e diventa la prima donna a capo di una distilleria. La sua grande conoscenza delle botaniche la porta a creare “Aperitivo bianco Nonino”, bevanda per il piacere del palato e dell’animo. È la prima volta che in distilleria si sperimenta il tocco femminile nell’arte liquoristica e della distillazione. Silvia sarà la prima di una lunga serie di donne Nonino distillatrici.
Nel 1962 Benito, classe 1934, figlio di Antonio e Silvia, sposa Giannola Bulfoni: è il sodalizio, familiare prima che imprenditoriale, che fa decollare il brand. Ha inizio la ricerca e la lotta appassionata per portare la grappa da cenerentola ad acquavite nobile. Dal loro matrimonio nasceranno tre figlie, Cristina, Antonella ed Elisabetta, che oggi guidano l’azienda, con Giannola presidente.
Il primo dicembre 1973 a Percoto comincia la nuova era della grappa. Benito e Giannola, nel rispetto della tradizione, rivoluzionano il sistema di produrre e presentare la grappa e creano il Monovitigno Nonino, distillando separatamente le vinacce dell’uva Picolit. Nel 1974 è la volta del Monovitigno Ribolla e le sperimentazioni dei Nonino fanno breccia e vengono subito apprezzate.
Nel novembre del 1975 un’altra pietra miliare. Ricercando gli antichi vitigni autoctoni friulani, per distillarne le vinacce, i Nonino scoprono che i più rappresentativi, Schioppettino, Pignolo e Tazzelenghe, sono in via di estinzione, essendone vietata la coltivazione.
A essi si aggiunge la Ribolla gialla. Con lo scopo di stimolare, premiare e far ufficialmente riconoscere gli antichi vitigni autoctoni dagli organi nazionali e comunitari, e preservare così la biodiversità del territorio, istituiscono il Premio Nonino Risit d’Aur (Barbatella d’Oro) da assegnare al vignaiolo che abbia posto a dimora il miglior impianto di uno o più di questi vitigni e una borsa di studio, da assegnare annualmente al miglior studio di carattere sia tecnico sia storico, relativo ai suddetti vitigni. Il Premio, che ha festeggiato il mezzo secolo, nel corso del tempo ha anticipato ben sei premi Nobel, l’ultimo dei quali il fisico Roberto Parisi.
L’ascesa dell’azienda diventa impetuosa negli anni Ottanta, con l’ingresso in azienda di Cristina, Antonella ed Elisabetta, i premi ai prodotti si moltiplicano (nel 2019 Wine Star Award celebra Nonino come distilleria mondiale dell’anno), così come medaglie e onori.
Nel 1998 Giannola viene nominata cavaliere del lavoro dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Gli anni Duemila sono una progressiva ascesa verso sperimentazioni, lancio di bevande di successo, come l’”Amaro Nonino” e il “Botanical Drink” , tanto impegno nel sociale e nella cultura.
«Nel 2025 la nostra distilleria», racconta Antonella Nonino, amministratrice con delega al presidio strategico delle attività di marketing e comunicazione istituzionale, nonché al presidio e allo sviluppo dei mercati Europa e resto del mondo e Borgo Nonino, «ha avuto un fatturato di 17,5 milioni di euro, con una quota di mercato export pari al 59% e vendite in 86 Paesi nel mondo, dall’Europa, agli Stati Uniti fino all’Oriente. Sul podio dei principali clienti extra Italia ci sono: Germania, Austria, Svizzera in particolare per la grappa e il Nord America per l’Amaro dove abbiamo consolidato la presenza, ma anche Spagna, Olanda e Belgio. Il marchio friulano è persino a Cuba, la patria del rum, e in Africa».
A coadiuvare la famiglia di imprenditrici - oltre ad Antonella al vertice ci sono Cristina, ad con delega al presidio strategico della distillazione e della qualità dei prodotti, nonché al presidio e allo sviluppo dei mercati Italia e Svizzera ed Elisabetta, Ceo con delega al presidio e allo sviluppo dei mercati Nord America, Russia e Giappone che sono state insignite anche del premio “Guido Carli” - sono presenti in azienda 40 dipendenti di cui donne per oltre il 68%, ai quali si aggiungono 15-18 lavoratori stagionali per la distillazione con metodo tradizionale della grappa da vinacce fresche, in concomitanza alla vendemmia.
A Borgo Nonino vi sono cinque distillerie sotto lo stesso tetto, ognuna composta da 12 alambicchi discontinui a vapore in rame per ogni membro della famiglia, più uno per ogni nipote, in segno di continuità. Infine sono sette le cantine di invecchiamento di proprietà, sotto sigillo dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli, e due in costruzione, con un totale di 2734 barriques.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








