Discarica di Beivars, dal Wwf un mezzo “sì”

Il presidente Pizzutti: ok all’utilizzo dell’ex cava per il deposito di materiale inerte. Ma resta aperto il problema del passaggio dei camion vicino al parco del Torre

UDINE. Il Wwf apre alla discarica di Beivars. «Purché nell’ex cava siano conferiti soltanto terra da roccia e da scavo o materiale da demolizione», sottolinea il presidente regionale, Roberto Pizzutti.

Dopo la bocciatura del Tar e il ricorso in Consiglio di Stato annunciato dalla proprietà, ora si apre uno spiraglio per la srl con base a Godia. Ma l’ok alla discarica di inerti del Wwf provoca già qualche mal di pancia. Perché implica l’apertura del passaggio ai camion nell’area tutelata del Parco del Torre.

Dopo la sentenza del Tar, depositata alla fine di maggio, che bollava come “inammissibili” i tre ricorsi presentati dalla Danelutto srl contro Comune di Udine e Regione Fvg, la partita sembrava chiusa. Ma ora i comitati nati nella zona contro il proliferare delle discariche sono di nuovo preoccupati. Nell’area del torrente Torre insistono già altre tre discariche di cui una, la Ifim, tutt’ora attiva.

«Il passaggio dei camion non è un problema indifferente – continua Pizzutti –, ma è il minore dei mali. Il punto cruciale è avere evitato una discarica a ridosso delle case che avrebbe potuto creare problemi anche alla falda acquifera sottostante in caso di perdite».

In effetti, il progetto Danelutto discusso davanti al Tar prevedeva il conferimento di inerti. Ma sotto questa classificazione c’è anche il residuo dello spazzamento stradale, bandito invece dal Wwf. Ecco perché scartata ogni ipotesi discarica, resta attuale la questione “ripristino”.

Stando così i fatti, cioè senza ricorso al Consiglio di Stato, la srl di Godia è obbligata a piantumare le pareti dell’ex cava e nella zona resterebbe la voragine da 350mila metri cubi. «L’unica soluzione è la messa a dimora di un vero e proprio bosco, ma passerebbero decenni prima che gli alberi possano coprire alla vista il buco – continua Pizzutti –. L’imperativo resta ripristinare il prato stabile e i magredi che prima erano in quell’area e fare diventare effettiva la tutela della zona del Torre».

È il 1975 quando Danelutto inizia a estrarre ghiaia dalla cava di Beivars. Un’attività che con rinnovi periodici prosegue fino al 1995. Esaurita l’attività d’estrazione, la voragine si presta a essere adattata a discarica. Nel primo lotto sono conferiti rifiuti urbani e inerti fino alla completa baulatura. Nel 2007 la Danelutto presenta la richiesta per ottenere l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) per il secondo lotto: l’impianto per rifiuti non pericolosi che il Tar ha dichiarato inammissibile.

La sentenza del Tar boccia i tre ricorsi depositati dalla Danelutto nell’arco di un biennio che chiamavano in causa Comune e Regione.

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