L’Antimafia indaga sui cellulari in carcere: controlli nel penitenziario di Tolmezzo

Le perquisizioni nella struttura carnica hanno riguardato un detenuto trovato in possesso di un telefonino nel 2020

Chiara Dalmasso
Perquisizioni anche nel carcere di Tolmezzo
Perquisizioni anche nel carcere di Tolmezzo

Tra le carceri passate al setaccio dagli investigatori c’è anche Tolmezzo, dove ieri si sono svolte alcune perquisizioni nell’ambito di un’indagine per l’introduzione e l’uso di cellulari nelle strutture, messi a disposizione di detenuti in regime di massima sicurezza. A capo dell’indagine, che coinvolge 12 penitenziari da nord a sud, la Direzione investigativa antimafia di Genova, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ligure.

Le perquisizioni nel carcere di Tolmezzo, nello specifico, hanno riguardato un detenuto che nel 2020, mentre si trovava nel carcere di Alba, in provincia di Cuneo, era stato trovato in possesso dei cellulari: trasferito nel penitenziario carnico, si teme possa reiterare la condotta criminosa.

L’operazione, condotta nelle prime ore di mercoledì, oltre al carcere di Tolmezzo, ha riguardato le strutture di Fossano (Cuneo), Ivrea (Torino), Alessandria, Cuneo, Chiavari (Genova), La Spezia, Parma, San Gimignano (Siena), Lanciano (Chieti), Rossano (Cosenza) e Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

Sono 31 le persone indagate, a vario titolo, per introduzione di dispositivi e ricettazione aggravati dall’associazione mafiosa. L’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Federico Manotti, ha permesso di monitorare il traffico e l’utilizzo di oltre 150 apparecchi telefonici cellulari e 115 schede sim da parte di detenuti per reati di mafia, nelle sezioni di alta sicurezza del carcere di Genova-Marassi, per mantenere i collegamenti con mafiosi liberi o ristretti in altri penitenziari. In questa maniera, hanno scoperto gli inquirenti, facevano arrivare le cosiddette “ambasciate”, agevolando pertanto l’attività delle cosche di ’ndrangheta.

I cellulari, alcuni di piccolissime dimensioni, muniti di schede sim attivate presso negozi compiacenti di telefonia nel centro storico di Genova, intestate a inesistenti o ignari cittadini stranieri, venivano introdotti attraverso pacchi spediti o consegnati in occasione delle visite dei familiari in carcere, anche loro indagati, e fatti poi circolare tra i detenuti.

«Un nuovo blitz militare che non fa che aumentare la tensione» commenta Franco Corleone, ex garante dei detenuti di Udine: «L’ingresso dei telefonini in carcere è sicuramente un tema, ma bisogna cercare altri modi per prevenire questo fenomeno, a maggior ragione in una struttura, come quella di Tolmezzo, dove le persone vivono già una condizione di fortissimo disagio». 

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