Delitto Sanaa, definitivi i 30 anni al padre

Rigettato nella tarda serata di ieri in Cassazione il ricorso della difesa, che puntava sull’assenza di premeditazione
Di Elena Del Giudice
20090916 - CLJ - MONTEREALE VALCELLINA (PN) -SANAA: DATORE LAVORO DEL PADRE, ULTIMI GIORNI UN PO' NERVOSO. El Ketawi Dafani, l'uomo di 45 anni fermato quale indiziato dell'omicidio della figlia Sanaa, di 18 anni in una foto rilasciata oggi 16 settembre 2009. "L'Islam non c'entra, è una tragedia dettata dall'ignoranza": lo ha affermato l'Imam di Pordenone, Mohamed Ovatiq, commentando l'omicidio di Saana Dafani. "Provo un dolore inimmaginabile per questa tragedia - ha detto Ovatiq, interpellato dall'ANSA - ma non si può colpevolizzare l'Islam. L'omicidio è ingiustificabile". ANSA/STEFANO LANCIA/DC
20090916 - CLJ - MONTEREALE VALCELLINA (PN) -SANAA: DATORE LAVORO DEL PADRE, ULTIMI GIORNI UN PO' NERVOSO. El Ketawi Dafani, l'uomo di 45 anni fermato quale indiziato dell'omicidio della figlia Sanaa, di 18 anni in una foto rilasciata oggi 16 settembre 2009. "L'Islam non c'entra, è una tragedia dettata dall'ignoranza": lo ha affermato l'Imam di Pordenone, Mohamed Ovatiq, commentando l'omicidio di Saana Dafani. "Provo un dolore inimmaginabile per questa tragedia - ha detto Ovatiq, interpellato dall'ANSA - ma non si può colpevolizzare l'Islam. L'omicidio è ingiustificabile". ANSA/STEFANO LANCIA/DC

Trent’anni di reclusione. Il verdetto nella tarda serata di ieri. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza pronunciata dai giudici di secondo grado. El Ketaoui Dafani, l’ex cuoco di 46 anni accusato di avere ucciso la figlia 19enne Sanaa, è colpevole e ha premeditato l’omicidio. Come aveva ipotizzato la procura generale. «Chiedo la conferma della sentenza di secondo grado». Erano passate da poco le 14 quando il procuratore generale aveva chiesto ai giudici della prima sezione della Cassazione la medesima pena comminata dalla Corte d’assise d’appello per Dafani.

Il pg aveva percorso le tappe che avevano portato al delitto, avvenuto il 15 settembre 2009. L’ex cuoco, per l’accusa, ha ucciso con crudeltà la figlia Sanaa, “rea” di convivere con un uomo italiano. Alla richiesta dell’accusa si erano associate le parti civili: la presidenza del Consiglio dei ministri col ministero delle Pari opportunità, la Regione, l’Acmid (associazione delle donne marocchine) e la Provincia di Pordenone. In aula non c’era, invece, l’ex fidanzato di Sanaa, Massimo De Biasio, 32enne di Montereale Valcellina.

L’ultima parola prima della camera di consiglio era spettata alla difesa, all’avvocato Marco Borella. Aveva rimarcato le «contraddizioni» tra le motivazioni depositate a seguito del processo di primo grado e quelle del secondo. Aveva puntato tutto sull’assenza, a suo avviso, della premeditazione del delitto, l’aggravante che di fatto aveva portato al massimo gli anni di reclusione inflitti in Appello.

«E’ stato un delitto passionale e d’impeto», maturato sulla strada per Montereale Valcellina, dove l’ex cuoco (che ieri è rimasto nel carcere di Verona) aveva incrociato la figlia in auto con il fidanzato, anziché con l’amica con la quale aveva detto di essere andata ad abitare. Oltre un’ora di arringa: «Non sono sufficienti due ore per premeditare un delitto», aveva aggiunto chiedendo ai giudici di non riconoscere la premeditazione e, viceversa, di concedere le attenuanti generiche.

Verso le 15.30 i giudici della Suprema Corte si erano ritirati in camera di consiglio. In tarda serata il verdetto, la conferma della sentenza di secondo grado. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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