Delitto Cordenons, la speranza dei parenti

«Eravamo consapevoli che le indagini sarebbero andate avanti. Da tempo avevamo il sentore che sarebbero state perseguite tutte le strade possibili. Ce l’avevano detto gli inquirenti diversi mesi fa. Degli ultimi sviluppi, però, non siamo informati».
Dieci anni di indagini e quattro procedimenti giudiziari finiti in archivio. Non ha ancora un nome il killer di Donatella Cordenons, 39 anni, di giorno residente a Pordenone con la mamma, di notte prostituta a Udine. Dal cordino da muratore che aveva stretto intorno al collo, sequestrato il giorno del rinvenimento del cadavere, sabato 9 ottobre 2004 in una centrale idroelettrica di via Canapificio, a Udine, è stato estratto un profilo di dna maschile che dà nuovo impulso alle indagini.
La notizia rimbalza a Pordenone, in via Enrico Fermi, dove Donatella Cordenons abitava con la madre. Sono passati dieci anni e la donna non risiede più nella villetta situata nella zona residenziale di Torre. Si è trasferita da un paio d’anni in Emilia Romagna, vicino all’altra figlia. L’età è avanzata – la madre della vittima è ultraottantenne – e il dolore mai lenito. Tanto che, ogni due-tre mesi, torna in città. Fa visita alla tomba del marito. Accanto a lui è stata inumata anche l’urna con le ceneri di Donatella, che all’epoca venne cremata. Depone fiori per entrambi. E, ogni volta che si parla di questo caso, per lei si riapre una profonda ferita.
«Se ci saranno sviluppi ce lo diranno», dice gentilmente un parente. «Avevamo sentore di ulteriori indagini. Vedremo». L’attività investigativa è ripartita nel 2009, grazie alle nuove possibilità di approfondimento sulle tracce biologiche offerte dalla tecnologia. La squadra mobile di Udine trasmette nuovamente al servizio di polizia scientifica reperti già analizzati anni prima. Spunta un dna utile. Inizialmente non sembrano esserci ulteriori sviluppi, ma qualche mese più tardi emerge un profilo genetico maschile dall’esame effettuato su una porzione di cordino in nylon con caratteristiche del tutto simili a quello annodato intorno al collo della donna e ritrovato, al tempo, nel luogo in cui era presumibilmente avvenuto l’omicidio, ossia in un’area di parcheggio nelle vicinanze dell’ospedale Gervasutta. Tale dna, secondo gli esperti, può essere utilizzato per eventuali comparazioni. In un laboratorio è custodita una prova che potrebbe inchiodare l’uomo che ha barbaramente ucciso Donatella Cordenons.
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