Lavoratori in nero o irregolari: a rischio sospensione cinque attività nel Pordenonese

Scoperti dalla finanza 8 dipendenti senza contratto e altri 24 privi di tutele: ispezionate aziende edili, ristoranti, parrucchieri e una gelateria in centro

Bruno Oliveti

Otto lavoratori in nero e ventiquattro irregolari scoperti in una decina di attività economiche del Friuli occidentale, tra Pordenone, Cordenons, Prata, Brugnera e Pasiano. È il risultato di due mesi di attività del comando provinciale della guardia di finanza, svolta dall’inizio del 2026 conducendo plurimi controlli nei settori della ristorazione e del commerci al dettaglio, a contrasto del lavoro sommerso nel territorio, al fine di preservarlo da possibili forme di illegalità.

I reparti dipendenti dal comando provinciale di Pordenone hanno individuato come detto otto lavoratori in nero, gli altri 24 avevano invece un contratto, ma la loro posizione irregolare era determinata da ore di straordinario retribuite “fuori busta” oppure da giorni di riposo in cui i dipendenti erano stati fatti lavorare comunque. Tutti, in ogni caso, risultati privi delle previste tutele retributive, previdenziali e assistenziali.

Le attività sottoposte a controllo, in particolare, sono state un’azienda edile di Pordenone, sempre in città di un negozio di telefonia e di una gelateria del centro, una parrucchieria-barberia di Cordenons, e bar-ristoranti della zona del mobile. Nei confronti degli otto di questi operatori economici ispezionati che si sono avvalsi di personale non assunto, le Fiamme gialle hanno proceduto ad accertare e contestare la cosiddetta maxisanzione e, contestualmente, a carico di cinque di essi è stata anche avanzata alla Direzione dell’Ispettorato territoriale del lavoro, la proposta di sospensione dell’attività imprenditoriale per l’impiego di personale senza contratto in misura superiore al 10% di quello regolarmente assunto. Misura che sarà vagliata ed eventualmente eseguita nei prossimi giorni.

Inoltre, le operazioni di polizia economico-finanziaria condotte hanno permesso di riscontrare che i responsabili delle imprese controllate, in alcuni casi, hanno omesso il versamento delle ritenute fiscali relative alle retribuzioni effettivamente corrisposte ai dipendenti, per un ammontare superiore a 10 mila euro e, in altre circostanze, hanno effettuato il pagamento degli emolumenti con mezzi non tracciabili, in violazione delle prescrizioni stabilite dalla normativa vigente.

L’attività svolta conferma il costante impegno della guardia di finanza nel contrasto all’evasione fiscale e al fenomeno del lavoro sommerso, a presidio della leale e sana competizione tra imprese nonché a tutela degli stessi lavoratori, dei loro diritti giuslavoristici e previdenziali e a salvaguardia della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Le sanzioni minima per questo tipo di violazioni variano da un minimo di 1.950 euro per ciascun lavoratore in nero fino a un massimo di 11.700 euro. La maxisanzione si applica calcolando il doppio del minimo, sempre per ogni dipendente che risulti non assunto regolarmente. E che, ovviamente, deve subito essere messo in regola, con l’obbligo di assunzione e di mantenimento del contratto per almeno tre mesi, pena sanzioni ancora più salate e la possibilità di finire al contenzioso.

Va detto che le attività controllate nelle quali sono state trovate irregolarità nel rapporto con i dipendenti sono tutte gestite da imprenditori italiani, mentre i lavoratori in difetto di contratto o privi delle previste tutele, sono cittadini italiani, pakistani e bengalesi.

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