Controlli e telecamere nell’hotel dei profughi: «Così mai avuto guai»

Lignano: la direzione del Myriam firma un protocollo per la sicurezza La Lega è critica: sicuri che sia un modello d’accoglienza positivo?
Di Viviana Zamarian

LIGNANO. Regole chiare e precise. Un presidio di controllo attivo 24 ore su 24. Potenziamento delle telecamere di videosorveglianza. «Perché investire nella sicurezza dell’albergo vuol dire garantire la sicurezza per tutta la città». A parlare è la direzione dell’hotel Myriam che da tre anni ospita nei mesi invernali i richiedenti asilo e dove da qualche giorno ne sono arrivati 60.

Fino a oggi non ha mai dovuto fare i conti «con danni fatti volontariamente o con problematiche di vario genere. La situazione è sempre stata tranquilla». «Abbiamo sottoscritto un protocollo per la sicurezza – fa sapere – con Croce rossa, Comune, Prefetto per gestire al meglio l’accoglienza e così mettendo delle regole chiare, come il rientro in struttura alle 22, non abbiamo mai avuto problemi. Anche perché i richiedenti asilo sanno che se rientrano dopo l’ora stabilita scatta la segnalazione alle autorità competenti».

Sicurezza, dunque, al primo posto. «Investire nelle telecamere – afferma – è un deterrente per evitare che magari qualche testa calda possa agitare gli animi. Buona parte di quanto incassiamo lo investiamo nella sicurezza dei cittadini e della struttura. In questi tre anni sono capitate solo piccole stupidaggini risolte in dieci minuti, ma affrontate con chi le aveva commesse davanti a tutti gli altri per fargli capire che aveva sbagliato e che non doveva farlo di nuovo. Tutto nel rispetto reciproco e credo che questa sia la vera integrazione». A breve i profughi prenderanno parte ai corsi di italiano e poi a quelli di pratica per poter svolgere a titolo volontario dei lavori di sistemazione e manutenzione nel territorio. Un modello di accoglienza, quello avviato a Lignano, che per molti è da prendere a esempio.

Non ne è convinta, però, la Lega Nord. «Siamo sicuri che sia positivo questo modello di accoglienza – si chiede l’ex assessore Graziano Bosello –. Perché si parla di percorsi formativi e di integrazione e io vorrei sapere quali sono i risultati effettivi di questi percorsi a cui gli anni scorsi hanno partecipato i profughi. Alla fine dei sei mesi trascorsi a Lignano dove sono andati? Hanno trovato lavoro? Oppure come sospetto da Lignano sono tornatati alla Cavarzerani di Udine o in un altro centro di accoglienza?Se così fosse non si tratta di integrazione, ma di assistenzialismo a danno dei cittadini». «Mi permetto di parlare perché l’ho visto con i miei occhi – conclude – si trattava di un gruppo di 25 profughi, vestiti con le casacche arancioni, la maggior parte con il telefonino in mano. Se questo è produrre...Non si può continuare con demagogia e ipocrisia».

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