Codroipo, la crisi provoca la chiusura di bar e negozi

Una quindicina le attività commerciali che hanno abbassato le serrande. Determinanti anche i costi elevati delle locazioni. Desolazione in via Candotti

CODROIPO. «Vede, là c’era un supermarket, là due dei bar più tipici di questa via, almeno fino a qualche tempo fa..». Fino a quando non si è deciso di chiudere. Di dire basta. Siamo in via Candotti, una delle assi commerciali della città. Sono le 10 del mattino e poche sono le serrande alzate. Un passante scuote la testa. «Ormai qui è tutto chiuso». Già, chiuso il bar Da Pittis e il Bar- Atto.

Ma anche la rivendita di alimentari e la cartoleria che da oltre un anno si è trasferita in via Roma. Non si vede più l’insegna “La Colomba” del bar all’angolo anche se i più ottimisti prevedono a breve una sua riapertura. Mesi duri, questi, per il commercio codroipese. Mesi in cui si deve fare i conti con cambi di gestione e cessate attività. In tutto circa una quindicina durante l’ultimo anno. La crisi si sente, inutile dirlo. Inutile dire che bisogna fare i conti con affitti che in alcuni casi ammontano a diverse migliaia di euro. Inutile dire che anche per gli stessi proprietari degli immobili non mancano le difficoltà.

Pochi passi, e si arriva in piazza Garibaldi orfana del suo storico bar “Centrale”. Non ci sono più i tavolini fuori, grandi fogli azzurri impediscono la vista all’interno. Trattative, comunque, sarebbero in corso per un cambio di gestione o per una vendita. In via Friuli, poi, chiuso anche il bar Ancora, vicino alle Poste, dove all’esterno compare un grande cartello con scritto “Cambio gestione”. Senza contare la cessata attività di alcuni esercizi nelle frazioni, mentre il bar del centro commerciale “Le Risorgive” è stato ormai completamente smantellato.

Una situazione, dunque, che si fa pesante. Lo ha sottolineato creando anche un dibattito sul social network Facebook il candidato alle elezioni provinciali nella lista “Chiudiamo la Provincia”, a sostegno di Andrea Simone Lerussi, Ermanno Furlanis. «La situazione è preoccupante – ha dichiarato – reputo abbastanza deludenti le azioni messe in campo dall’amministrazione comunale. A mio avviso si dovrebbero sbloccare gli 80 milioni di cui dispone la Provincia, congelati perchè Fontanini ha messo condizioni complicate per distribuirli ai comuni riversandoli a sostegno delle imprese traballanti».

Certo, le nuove aperture non mancano nel capoluogo del Medio Friuli. Un segnale, questo, che per l’assessore alle attività produttive Michelangelo Francesconi «dimostra come Codroipo sappia reagire alla crisi meglio rispetto ad altri comuni». «Certo, la crisi non ci aiuta, ma per fare un esempio – commenta – proprio nella stessa via Candotti è stata terminata una ristrutturazione di una corte dove troveranno spazio anche delle attività commerciali. Questo può essere l’inizio di un nuovo sviluppo. C’è la voglia di intraprendere e si respira ancora un dinamismo commerciale e imprenditoriale come dimostrano le nuove attività anche se il saldo tra le aperture e le chiusure rimane leggermente negativo. Insomma se si abbassa una serranda si riesce a rialzarne un’altra».

I più definiscono traballante il futuro anche di molti altri negozi del centro. Ma si spera che queste siano soltanto delle voci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto