Clown portatori di pace dalla Bassa alla Turchia

PALMANOVA. Obiettivo chiaro. Difficile, ma chiaro. Dire no all’esclusione e facilitare la comunicazione tra persone appartenenti a etnie, gruppi sociali e culturali diversi attraverso il linguaggio del corpo e il canale universale del gioco e del divertimento.
Alessandro Papa ci ha provato. Questa è la sua storia, ma è anche la storia di tre suoi compagni di avventura, di una guida e di tanti amici incontrati lungo la strada di quest’esperienza che lo ha portato fino in Turchia, a 20 km dal confine con la Siria.
Alessandro è un giovane di Palmanova, diciannove anni, un viso dai lineamenti morbidi, due occhi furbi che trasmettono serenità. É conosciuto in città, nonostante la giovane età, per il suo impegno con il gruppo Sbandieratori, nei centri estivi, in Parrocchia. Ma forse non sono in tanti a conoscere la sua passione per la giocoleria, per l’arte di strada.
La sua curiosità lo ha portato a frequentare corsi, fare esperienze e ad avvicinarsi all’associazione “Circo all’inCirca” di Pagnacco. Ed è proprio con quest’associazione, sotto la guida del presidente Davide Peressutti, che è partito alla volta di Mardin, una città di 65 mila abitanti, assieme ad Ana Herceg, Arcangelo Costanzo e Mattia Comisso, 84 anni in quattro.
I ragazzi partiti dal Friuli erano gli unici rappresentanti per l’Italia all’interno di un progetto internazionale a cui hanno aderito una settantina di giovani di tutt’Europa e un gruppo dagli Stati Uniti. L’intento era quello di dar vita al “Mesopotamia Circus and Street Arts festival”, portando a tutti, adulti e bambini, un sorriso.
A questa proposta di spettacolo si affianca il cosiddetto “Circo sociale”: «Si è cercato attraverso l’arte circense – spiega Alessandro - di favorire la creazione di un tessuto sociale, per far interagire tra loro, a cominciare dai bambini, Kurdi, Turchi, Siriani che in quell’area convivono, con difficoltà e tensioni. Lo abbiamo fatto con una serie di workshop, truccando i bimbi più piccoli, insegnando ai più grandi a costruirsi una pallina, offrendo le prime basi del giocolare».
Alessandro e i suoi amici sono rimasti in Turchia per dieci giorni. Hanno trascorso le prime tre giornate ad allenarsi, a creare gli spettacoli assieme a ragazzi di altre provenienze, a conoscersi, a far dialogare le proprie culture e ad avvicinarsi ai modi di vivere, di relazionarsi, di pensare della popolazione locale. Poi, la settimana del Festival vera e propria. Alessandro può raccontare tante esperienze.
Difficili (come quella di fare spettacoli in piazze presidiate dai militari o quella, più banale ma concreta, di adattarsi ai pranzi serviti su un foglio di giornale), straordinarie (come la vista di Mardin, la sera, e di quella valle che in loco chiamano il “mare di notte”), curiose (come le parole più comuni imparate nelle lingue di tanti popoli), arricchenti (come solo il contatto con altri uomini sa essere)...
Dalla Siria ha portato a casa molto: i sorrisi regalati, la fatica, la soddisfazione per quanto fatto, la delusione per gli obiettivi non pienamente raggiunti, il rispetto per le altre culture, la voglia di tornare il prossimo anno e...una maggiore convinzione per la strada universitaria appena intrapresa: quella dell’educatore professionale.
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