Clonava carte di credito, arrestato il “ladro gentiluomo”

«Rubare ai ricchi non è reato». Vincenzo Pipino lo ha addirittura scritto in un libro. Ma non si è limitato a scrivere un romanzo. Lui, quel titolo, lo ha messo in pratica sulla sua pella. Non a caso più di un terzo dei suoi 70 anni di vita, l’ha passato dietro le sbarre. E ieri la Squadra mobile di Venezia l’ha nuovamente arrestato, questa volta con l’accusa di associazione per delinquere. Il “ladro gentiluomo”, come amava definirsi lui stesso, è infatti accusato di aver partecipato alla clonazione di centinaia di carte di credito che poi utilizzava per le proprie spese. L’uomo, già noto per aver rubato nel 1998 il quadro del Canaletto “Il Fonteghetto della farinà” a Palazzo Giustiniani a Venezia (la sua specialità erano le proprio collezioni d’arte, non c’era dimora storica affacciata sul canal Grande o su piazza San Marco che fosse stata in grado di resistergli tanto che colpì per ben due volte e sempre nello stesso anno, il 1971, la galleria privata di Peggy Guggenheim di proprietà della famiglia Falk), secondo la Polizia aveva costituito un’associazione criminale specializzata nell’intercettare codici e numeri di carte di credito che i turisti usavano nei ristoranti lagunari, per poi apporli su carte clonate che utilizzava a suo vantaggio.
In particolare Pipino, con svariate carte d’identità tutte false e con nomi di fantasia, accedeva nelle sale da gioco del Nord Italia e della Slovenia acquistando con le carte clonate titoli di gioco elettronici che poi monetizzava alla cassa degli stessi casinò. La polizia ha accertato che sono stati incassati, con questo sistema, centinaia di migliaia di euro. Il provvedimento di fermo è stato disposto dal pm lagunare Federico Bressan. Pipino, nel passato, è stato anche condannato a 11 anni di carcere per detenzione e traffico di droga, nell’ambito di un’indagine sempre della Squadra mobile veneziana, condanna che è stata confermata anche in appello. (c.r.)
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