Cent’anni fa a Pocenia finiva la guerra con l’ultima battaglia

Cerimonia di quattro Comuni nel luogo dello scontro finale A Paradiso scoperto un cippo ai caduti e acceso un braciere 
Pocenia 3 Novembre 2018. Cerimonia ricordo battaglia della prima guerra mondiale a Bivio Paradiso. © Foto Petrussi
Pocenia 3 Novembre 2018. Cerimonia ricordo battaglia della prima guerra mondiale a Bivio Paradiso. © Foto Petrussi

POCENIA

La vita di 700 mila italiani era ormai rubata. Sono le 14.55 del 4 novembre 1918 e mancano 5 minuti al termine del conflitto mondiale stabilito 24 ore prima a villa Giusti. Il comando è però chiaro: avanzare e guadagnare terreno. Responsabilità, fiducia e obbedienza alla mano, gli Alleati lancieri del Mantova, cavalleggeri di Aquila e bersaglieri ciclisti con una media di 22 anni e mezzo, nella folle corsa rettilinea che da Ariis conduce a trivio Paradiso scrivono l’ultimo capitolo della Prima guerra mondiale. Ad attenderli un nido di mitragliatrici nemiche e l’inevitabile. Sul campo, posto al di là del bene e del male, rimangono inermi le vite di 9 italiani e 21 austroungarici.

Dapprima cronaca, poi storia ed infine anche mito, cento anni più tardi la Battaglia di Paradiso funge da monito ed è stata ieri rievocazione storica.

«Si tratta di un atto difficile da comprendere attraverso uno sguardo attuale – ha detto il comandante militare del Friuli Venezia Giulia Bruno Morace –. Spirito di sacrificio, istinto al dovere e obbedienza agli ordini sono valori annacquati». E anche «l’altruismo» ha aggiunto Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale . Tenutosi sul luogo dello scontro a Paradiso, l’evento è stato organizzato dall’Esercito Italiano in collaborazione con i Comuni del territorio (Pocenia, Castions di Strada, Muzzana del Turgnano e Rivignano Teor). Una sinergia che rievoca l’identità del nostro Paese, «un’unità conquistata con un olocausto impossibile da giustificare» ha affermato il generale di Corpo d’Armata Giuseppenicola Tota.

Iniziata di fronte al monumento del bersagliere ciclista dedicato al conte e medaglia d’oro Alberto Riva di Villasanta, la rievocazione è stata accompagnata dalla voce narrante di Francesco Accomando con alcuni passi tratti da “Paradiso, l’ultimo bagliore” di Alessandro Pennazzato.

Lo schieramento dei reparti, lo scoprimento dei cippi dei Caduti austroungarici e l’accensione del braciere. Un domino di rigide azioni simboliche a forte carattere rievocativo. Poi il campo e sullo sfondo i mille papaveri rossi. La commemorazione della carica di cavalleria a cura del plotone del dell’ottavo Reggimento lancieri di Montebello e il carosello di lance, si è intrecciata alla guerra moderna con 2 blindo armata “Centauro” e un “Lince”. Infine dritti al bivio Paradiso per la deposizione delle corone di alloro in onere ai Caduti e l’ammaina della bandiera.

Di “commozione” e “orgoglio” ha parlato l’assessore regionale Barbara Zilli, spiegando che «il primo è per i caduti che abbiamo onorato, coinvolti nel dolore di queste famiglie europee; il secondo perché questa terra, disastrata dopo quel conflitto, ha dimostrato come ci possa essere unità di popolo nel rispetto della memoria».

Presenti ieri anche le rappresentanze consolari di Austria e Ungheria: «testimonianza del processo di condivisione che unisce oggi i popoli protagonisti della guerra» ha concluso Zilli. —



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