Cava di Beivars , il “giallo” della strada in concessione

Ogni anno la Danelutto versa alla Regione un affitto per usare quella via interna Ma a Palazzo D’Aronco esistono carte che indicano il Comune come titolare

La partita sulla discarica di Beivars si gioca tutta intorno a una strada. Un sentiero di sassi interno all’argine del torrente e parallelo al parco del Torre, che garantisce l’accesso all’area dell’ex cava di proprietà della Danelutto srl. Ma su quel percorso, di proprietà della Regione, a quanto pare pesa una doppia concessione, ovviamente incompatibile, accordata sia al Comune sia all’impresa di Godia. «Probabilmente c’è qualcosa che non quadra – ammette l’assessore alla Qualità della città, Lorenzo Croattini – perché l’area dovrebbe essere in concessione esclusiva da parte della Regione al Comune». Ma l’impresa Danelutto srl conserva tutta una serie di ricevute accumulate nel tempo che testimoniano il pagamento dell’affitto per la concessione (oltre 1.300 euro l’anno) garantita fino al 2015. «Chiederò alla Regione lumi in merito – assicura Croattini –. Intanto però, stando alle carte in mio possesso, l’unico concessionario del passaggio è il Comune. Ovviamente consentiremo ai mezzi della Danelutto il transito per la manutenzione di legge sui primi due lotti della discarica di Beivars, ormai esausti, ma in nessuno modo potranno passare camion carichi di rifiuti da scaricare nell’ex cava». Il niet del Comune è fermo e irremovibile. «È un progetto che, in qualità di amministrazione comunale, non condividiamo da sempre – aggiunge l’assessore alla Qualità della città –. Perché l’area è già pesantemente provata dalla presenza di altre discariche, poi c’è da considerare la vicinanza delle abitazioni, ma anche di una scuola elementare e di un asilo che imporrebbero deroghe alla legge. Infine, bisogna valutare pure il fatto che quella è diventata un’area protetta da quando è stato creato il Parco del Torre». Infatti, proprio la zona a cavallo fra Godia e Beivars è al centro di un piano di riqualificazione avviato una decina di anni fa dal Comune. «Se concedessimo l’apertura della discarica di Beivars – sottolinea Croattini – vanificheremmo un lavoro durato anni. L’ok all’impresa Danelutto, vorrebbe dire bloccare lo sviluppo della zona per almeno due o tre decenni perché nessuno può dare garanzie sulla baulatura dell’ex cava». E in effetti la stessa discarica Ifim, ancora attiva nell’area dell’argine del torrente Torre, pare si diriga verso l’ennesima proroga alla chiusura, fissata in un primo momento a ottobre. Perché per i gestori dei rifiuti è più conveniente guardare fuori regione o all’estero e quindi le discariche “nostrane” faticano a raggiungere la quota utile alla baulatura. «L’Ifim ha iniziato ad accogliere rifiuti nel 1985 – ricorda Croattini – e dopo 27 anni è ancora in attività. Oggi sono cambiate in modo significativo le esigenze del territorio: il conferimento è nettamente diminuito rispetto agli anni Novanta. E, sebbene l’invaso Danelutto più piccolo di quello Ifim, nessuno può garantire il cronoprogramma per la baulatura». Sulla necessità di assicurare una nuova discarica sul territorio regionale, Croattini rimbalza la palla alla Regione: «Quella è una questione di programmazione interna al Piano regionale per i rifiuti – dice –. Posso anche essere d’accordo sulla necessità, ma l’individuazione non spetta certo al Comune». E quanto al conferimento dei rifiuti solidi urbani da parte dell’attuale Net l’assessore è altrettanto chiaro: «C’era un’autorizzazione a portare alla Danelutto i sovvalli così da raggiungere la baulatura e quindi la chiusura definitiva della discarica».

Michela Zanutto

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