Casta dell’acqua: i compensi d’oro

PORDENONE. Razionalizzare, un obiettivo che dovrebbe valere sempre a maggior ragione quando si chiedono più sacrifici ai cittadini. E’ il caso dell’acqua pubblica, ovvero di quello che in gergo tecnico si chiama servizio idrico integrato e che significa fognatura, depurazione e acquedotto. Aumentano le bollette – è un dato di fatto degli ultimi anni - ma la governance resta ridondante, con due ambiti, due società di gestione che operano solo in provincia e altre tre a scavalco. Inevitabile che poltrone e costi burocratici lievitino all’insù.
Ato. L’acronimo sta per ambiti territoriali ottimali che la Regione, quando ha emanato la nuova legge sul servizio idrico - ai tempi dell’esecutivo Illy - ha disciplinato, spezzando la provincia, caso più unico che raro, in due realtà: quella occidentale, formata da Pordenone e da altri 37 comuni della montagna e della pianura pordenonese, e il Livenza-Tagliamento che assorbe Arzene, Azzano, Casarsa, Chions, Fiume Veneto, Morsano, Pasiano, Pravisdomini, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, Sesto al Reghena, Valvasone e Zoppola.
Una frammentazione, motivata da relazioni storiche tra i municipi, già allora criticata, a partire dalla ridondanza dei consigli di amministrazione che si andavano a creare. L’Ato occidentale ha un presidente e altri 6 consiglieri di amministrazione che percepiscono gettoni di presenza per un totale annuo che varia da 2 mila 400 a 6 mila euro a testa a seconda del ruolo che ricoprono. Gratuite le cariche dell’Ato Livenza-Cellina presieduto da Fabio Santin e composto da Antonio Di Bisceglie, Renato Querin, Markus Maurmair, Antonio Bertoncello, Marco Geromin e Andrea Tamai. Gli Ato hanno il compito di pianificare gli investimenti e deliberare sulle tariffe del servizio idrico integrato.
Le bollette. Decisione, quest’ultima, presa di recente: 1,02 euro a metro cubo (dallo 0,94 precedente) per l’Ato occidentale e 1,245 a metro cubo per il Lemene-Tagliamento, con un incremento ben più consistente. Cifre che saranno destinate a lievitare negli anni: a differenza del passato, infatti, le tariffe devono comprendere anche i costi d’investimento per il miglioramento della rete e così soprattutto in quelle realtà, come l’orientale della provincia, dove l’acquedotto è presente solo in alcune aree e la fognatura ha dei problemi i costi incideranno in bolletta sempre di più.
Le società. A gestire il servizio 6 distinte società: Hydrogea (20 Comuni, da Pordenone a Spilimbergo), Sistema Ambiente e Sistema Ambiente rete (16 Comuni), Acque del Basso Livenza e Acque del Basso Livenza patrimonio (13 municipi) e Caibt (le realtà di Cordovado e San Vito al Tagliamento). Una frammentazione di soggetti che solo il referendum sull’acqua, che ha proibito l’ingresso nel mercato di soggetti privati, può giustificare, perché inevitabilmente si traduce in diseconomie. Gelosie territoriali e preferenze politiche (si pensi al caso di Sacile, socio di Hydrogea ma che ora ha affidato il servizio a Sistema Ambiente) che, come per i rifiuti, si traducono in una debolezza complessiva del sistema, a maggior ragione visto che nel futuro dovranno essere programmati investimenti per decine di milioni di euro.
Le indennità. In questo guazzabuglio, la duplicazione di ruoli fa fiorire le indennità. Hydrogea, costola della controllante Gea, pur gestita da un amministratore unico, ha un consiglio formato da ben cinque persone: presidente è Giovanni Dean (14 mila 400 euro di compenso l’anno) e componenti Romero Alzetta, Claudio Colonnello e Luigi Marotta (9 mila 600 euro ogni 12 mesi). In più l’amministratore delegato Marco Tullio Petrangelo che all’indennità di consigliere aggiunge la retribuzione per le deleghe e in più il premio di risultato, anche per un solo euro di utile, che l’assemblea dei soci del 18 marzo scorso ha fissato in 78 mila 800 euro l’anno. Sistema Ambiente ha un amministratore unico (Celeste Bortolin) che prende 16 mila 800 euro l’anno, mentre la società della rete è guidata da Carlo Carniello (3 mila 500 euro). Per il bacino del Lemene-Tagliamento le società sono due: la prima, Acque del Basso Livenza, ha un presidente, Andrea Vignaduzzo, che percepisce 12 mila 268,62 euro, un vice, Katiuscia Piccolo (7 mila 079,32) e un consigliere Giuliano Dalmasso (5 mila 662,25 euro); Acque del Basso Livenza patrimonio, ha un presidente unico, Flavio Pol, che ha uno stipendio annuo di 8 mila euro l’anno. Quindi la Caibt, che opera soprattutto nel portogruarese, tranne 2 Comuni del Friuli occidentale, amministrata dal presidente Diego Lorenzo (24 mila 789,96 euro di compenso annuo), dal vice Stefano Bortolussi (12 mila 394,92) e dal consigliere Bruno Panegai (9 mila 915,96).
In totale, le indennità, escludendo i ruoli dirigenziali, ammontano a 242 mila euro, quando, per andare oltre Livenza, i tre amministratori di Alto Trevigiano servizi, che gestisce il servizio idrico per 300 mila abitanti e 31 Comuni, percepiscono 138 mila euro, ovvero una cifra inferiore alla sola Hydrogea che di Comuni gestiti ne ha 20, con meno della metà degli abitanti. Senza contare, per l’appunto, dirigenti e personale.
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