Caso profughi, il web s’infiamma e la politica si divide sul garante

TRIESTE. Indignati. Esasperati. Traditi da chi avevano accolto a casa loro. Così si sono sentiti molti friulani nel leggere i particolari della “rivolta” dei profughi alla Cavarzerani di Udine nei giorni scorsi. La notizia ha scatenato la rete.
Al netto di quale fosse il motivo della protesta, molti lettori, utilizzando i social network e il sito internet, si sono lasciati andare a frasi non accettabili nei confronti della “rivolta”, tanto che poi i commenti sono stati bloccati.
La reazione del “popolo della rete” friulano ha innescato una spirale che ha monopolizzato l’attenzione della politica regionale nel pomeriggio di mercoledì 6 luglio.
Il primo affondo è arrivato da Walter Citti, Garante regionale per le persone a rischio di discriminazione, che ha espresso «forte condanna per le ricorrenti manifestazioni di odio e intolleranza razziale espresse da taluni lettori attraverso il forum del giornale locale, quando vengono pubblicati articoli su fatti di cronaca che riguardano migranti, rifugiati o minoranze etniche quali Rom e Sinti».
Citti ha quindi invitato a monitorare i commenti dei lettori, ma, soprattutto, ha aggiunto che è necessario migliorare sotto il profilo della gestione dell’accoglienza.
Riccardo Riccardi, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, si è immediatamente lanciato in picchiata su Citti, indicando due soluzioni: «O si dimette immediatamente, o noi chiediamo l’istituzione di un garante che tuteli il popolo dagli strali di Citti».
Secondo Riccardi «il signor Citti non può permettersi uscite politiche e neppure di invocare censure sui commenti, che rispettano la legge, dei cittadini sui servizi di cronaca nei social network».
«Ricordo inoltre – aggiunge il capogruppo azzurro a piazza Obedran – che il Garante è stato nominato e non deve in nessun modo permettersi di dire ai politici cosa possono e cosa non possono dire. Bollare come populista chi raccoglie le proteste dei cittadini è un comportamento che considero altamente scorretto per un soggetto che dovrebbe essere super partes».
Di vedute radicalmente opposte è Franco Codega, consigliere regionale del Partito democratico: «È corretto che Citti segnali e stigmatizzi espressioni razziste apparse sui social network. Il suo compito è infatti quello di evidenziare comportamenti scorretti che alimentano l’odio di stampo razzista».
Acqua sul fuoco dalla giunta regionale, con l’assessore Gianni Torrenti, titolare della delega all’immigrazione all’interno della giunta Serracchiani, che ha rilevato come «gli episodi verificatisi alla caserma Cavarzerani confermano come la scelta, faticosa e complessa, di un’accoglienza diffusa sul territorio sia la formula più logica e ragionevole».
Secondo Torrenti «è di gestione potenzialmente critica l’utilizzo di grandi caserme – invocato ripetutamente dal centrodestra – come la Cavarzerani, allestita per ospitare 250 ospiti ma in grado, in condizioni di emergenza, di aumentare di molto il numero di persone accolte».
A Udine sono presenti 264 ospiti in accoglienza diffusa, in linea con la quota della città. Complessivamente, nelle due caserme si trovano temporaneamente ospitate 992 persone, a fronte di una capienza ottimale di circa 350 persone. Secondo Torrenti «la difficile situazione della Cavarzerani si risolve indirizzando i profughi verso altre Regioni italiane».
L’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali Cristiano Shaurli ha evidenziato che «il popolo friulano non si rispecchia in certi commenti aggressivi apparsi su web e social» perché «ricordano bene la loro tragica storia di emigrazione e anzi sono quelli che gratuitamente e silenziosamente si adoperano nell’accoglienza dei profughi».
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