Caso Oda, confermata la condanna a don Luigi Fabbro

Ora la sentenza di condanna è diventata definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato la pena a un anno e otto mesi, con concessione del beneficio della sospensione condizionale, inflitta dal...
Ora la sentenza di condanna è diventata definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato la pena a un anno e otto mesi, con concessione del beneficio della sospensione condizionale, inflitta dal tribunale di Udine nell’ottobre 2014 a don Luigi Fabbro, oggi 77enne, per l’appropriazione indebita aggravata dei fondi dell’Opera diocesana di assistenza. Dei soldi, cioè, destinati ai poverelli, per un ammontare di poco più di 700 mila euro.

Esattamente un anno fa, la Corte d’appello di Trieste era approdata già alle medesime conclusioni, lasciando immutata anche la sentenza che aveva visto il commercialista Franco Pirelli Marti, 63 anni, coimputato nel processo, uscirne in primo grado con una condanna a un anno e due mesi (a sua volta sospesa con la condizionale e ora diventata pure definitiva). Il verdetto è stato emesso dalla seconda sezione penale della Suprema Corte, cui il solo sacerdote aveva presentato ricorso con l’assistenza legale del proprio difensore di fiducia, avvocato Maurizio Miculan.

Coordinata dal procuratore aggiunto Raffaele Tito - fresco di nomina a capo della Procura di Pordenone -, l’inchiesta era partita dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Pirelli Marti in qualità di indagato per una serie di bancarotte, nel periodo nero seguito al crollo dell’impero finanziario costruito insieme a monsignor Fabbro sotto l’egida dell’Ente friulano assistenza e del suo braccio operativo, la cooperativa Ge.Tur (non a caso controllati proprio da lui e dall’amico prete-manager).

Era stato l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, nel 2010 a invitare don Fabbro ad abbandonare la presidenza dell’Oda e, con un autentico ribaltone, ad azzerare i vertici dell’Efa e di Ge.Tur.

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