Caso Brumatti, sarà sentita la moglie

La consorte dell’ex cestista morto d’infarto ricostruirà i momenti in cui chiamò i soccorsi
Bumbaca Gorizia Pino Brumatti
Bumbaca Gorizia Pino Brumatti

E’ atteso, a questo punto, per la seconda metà di aprile l’epilogo della complessa indagine legata al decesso di Pino Brumatti, il 62enne ex cestista goriziano colto da infarto il 21 gennaio 2011 nella sua villetta in via Romana, a Lucinico, dove l’ex stella della Nazionale e dell’Olimpia Milano viveva con la moglie Lidia. Il gip Paola Santangelo, nell’ordinanza con la quale ha deciso di non archiviare il fascicolo e di disporre ulteriori approfondimenti, ha dato infatti 90 giorni di tempo per presentare l’esito della nuova perizia tecnica.

Il giudice ha disposto inoltre che venga sentita la moglie di Brumatti, come parte offesa. Un esame nel quale la consorte del compianto cestista sarà chiamata a ricostruire di nuovo, nel dettaglio, quei terribili momenti del 21 gennaio dello scorso anno. In particolare, le sarà chiesto di spiegare fino a che punto il marito avesse manifestato segni di vitalità prima dell’arrivo dei soccorsi, intervento rallentato, come ormai ampiamente noto, dall’errore di un’operatrice del 118 che ricevuta la telefonata della signora Brumatti aveva inviato inizialmente ambulanza e automedica nella omonima via Romana di Monfalcone: poi si era resa conto della svista e i soccorsi erano giunti a casa Brumatti 10 minuti e 33 secondi dopo la chiusura della prima chiamata al 118 da parte di Lidia.

«L’attacco cardiaco che lo ha colpito non è stato fulminante – ribadisce a tale proposito l’avvocato Enrico Agostinis, che rappresenta la famiglia Brumatti come parte offesa -. Pino prima dell’arrivo dei soccorsi aveva dato segni vitali e anche per questo siamo convinti che un intervento più tempestivo avrebbe probabilmente consentito di salvarlo. Gli infarti fulminanti, quelli che provocano un decesso immediato, sono statisticamente rari».

In questi giorni verrà disposta dal pm la nuova perizia tecnica medico-legale che, come detto, dovrebbe essere consegnata entro metà aprile. La magistratura, in novembre, aveva deciso di chiedere l’archiviazione ritenendo di fatto impossibile, alla luce delle risultanze delle precedenti perizie, stabilire se un intervento più tempestivo avrebbe consentito di evitare il decesso, rendendo dunque ininfluente l’errore dell’operatrice. Sono indagati l’operatrice incorsa nell’errore e l’altro operatore del 118 in servizio nel medesimo turno (la cui posizione, però, è di fatto marginale). (pi.ta.)

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