Caprioli “sorvegliati speciali”: un radio-collare per seguirli

UDINE. Caprioli “sorvegliati speciali” dell’Università di Udine. Così come l’orso Madi e gli altri plantigradi, anche loro saranno studiati dai ricercatori friulani per capirne gli spostamenti e le cause che hanno indotto questa specie ad abbandonare la montagna e privilegiare la pianura. Entro l’anno una ventina di esemplari sarà dotata di un collare che monitorerà ogni loro movimento per due anni.
Il progetto
Nei prossimi giorni sarà liberato un capriolo al quale, per la prima volta, sarà messo un collare speciale per essere sempre rintracciabile. L’animale sarà rilasciato in comune di Ampezzo (e altri saranno liberati nella Bassa friulana).
«Con questo esemplare, partirà un progetto sperimentale sull’osservazione di questa specie sviluppato dal Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Ateneo friulano» spiega il professor Stefano Filacorda, responsabile del programma.
«Dalla Regione – indica – abbiamo l’autorizzazione a catturare 20 caprioli in natura, al fine di poterli dotare di collare. Ma abbiamo optato per studiare nel loro habitat naturale anche quelli curati nel Centro di recupero fauna selvatica di Campoformido».
Il progetto di rilascio degli animali del centro di recupero (proprio giovedì sono stati liberati 14 volatili e un ungulato sotto gli occhi degli studenti delle elementari di Terzo d’Aquileia) «è sostenuto dalla Provincia – chiarisce Filacorda –, mentre a finanziare la cattura in natura dei caprioli per poi liberarli con il collare è l’associazione Pro Segugio, che vuole verificare lo stato di stress e l’influenza che la caccia col cane ha su questa specie».
Come funziona il collare
Il collare per il capriolo è diverso da quello utilizzato per l’orso. Quest’ultimo è «più sofisticato essendo dotato di un modulo radio e un gps (che manda automaticamente messaggi sulla posizione) necessario per i chilometri che l’orso compie quotidianamente. Il suo costo è di circa 4.500 euro».
«Mentre quello adottato per il capriolo – spiega il professor Filacorda – ha un dispositivo che emette segnali radio e permette, con un apparecchio di ricezione che trasforma il segnale del collare in uno acustico o visivo, di localizzare l’animale in maniera abbastanza precisa».
In questo modo è anche possibile capire se l’animale è in movimento, è fermo o sta dormendo. «Il capriolo vive normalmente in un territorio più circoscritto, di circa 200 ettari, e quindi anche un collare meno complesso (e più economico, costa sui 300 euro) è sufficiente». Per monitorare i caprioli è necessaria la presenza, due volte a settimana, di un operatore sul posto che controlli gli eventuali spostamenti.
Gli obiettivi dello studio
Lo scopo è capire le cause che portano i caprioli a essere presenti in numero maggiore rispetto al passato nelle zone di pianura, con un decremento, invece, della loro presenza nelle aree di montagna, zona che per tradizione ha rappresentato l’habitat di riferimento.
Il monitoraggio consentirà anche di verificare la sopravvivenza dei caprioli feriti, curati e in seguito rilasciati. Informazioni utili anche per definire e mettere in atto misure per prevenire gli impatti con i veicoli e quindi gli incidenti, attività che la Provincia ha già intrapreso su alcune strade provinciali installando dissuasori ottici e acustici per bloccare il passaggio degli animali.
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