Camusso (Cgil): la lettera di Michele è molto dura, serve un piano per l'occupazione
UDINE. «La lettera che ha lasciato è una lettera che dà un quadro devastante del rapporto che c’è fra i giovani e le loro prospettive, al netto delle singole individualità, e propone una responsabilità collettiva».
Così la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, a Firenze per un convegno dedicato all’Industria 4.0, rispondendo ai giornalisti che le chiedevano un commento alla lettera lasciata dal giovane friulano di 30 anni che si è tolto la vita perchè non aveva lavoro.
«Come ti puoi immaginare un Paese se pensi che quel Paese possa non avere una prospettiva per i giovani?
In realtà è molto più dura la lettura di una lettera così - ha detto Camusso - rispetto a quello che magari possono rappresentare dei numeri.
Ma se la disoccupazione giovanile è tornata al 40%, la cosa che continua quotidianamente a stupirmi è che questo non sia il grande tema delle scelte politiche da fare e si dia per scontato che ciò che non ha funzionato negli anni scorsi, continui a essere riproposto come se fosse una soluzione.
La prima scelta che bisognerebbe fare - ha concluso Camusso - è un piano straordinario per l’occupazione giovanile e rompere questo cerchio per cui il lavoro per i giovani è una sorta di scommessa alla riduzione di se stessi».
«La lettera di Michele è un manifesto della sfiducia di tanti giovani italiani nei confronti delle istituzioni e di tutta la classe dirigente del nostro paese.
È un atto di accusa durissimo che oltre a farci riflettere sul dramma di questo giovane deve spronarci ad assumere il tema del lavoro dei giovani come la vera emergenza nazionale».
È quanto scrive sulla pagina Facebook della Cisl la segreteria generale, Annamaria Furlan.
«Siamo rimasti tutti colpiti ed amareggiati dalla scelta terribile di Michele e dalla sua lettera. Vogliamo testimoniare come sindacato la nostra vicinanza alla famiglia di Michele ed a tutta la comunità di Udine colpita da questa tragedia.
Il suicidio di Michele, oltre che un atto di resa, è una sconfitta per tutti. Nessuno escluso - aggiunge -. Per questo non servono altre parole o promesse, ma dobbiamo fare tutti di più per una vera politica di inclusione.
Quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale come hanno sottolineato il presidente della Repubblica Mattarella ed i vescovi delle regioni meridionali.
Occorrono fatti concreti per rispondere all’atto di denuncia di Michele nei confronti della società italiana che non sa valorizzare il valore e la voglia di emergere di tanti giovani di tutte le regioni italiane oggi senza una occupazione stabile o costretti trovare in altri paesi europei una prospettiva di lavoro dignitosa e la speranza di costruire un futuro con maggiori certezze», conclude la Furlan.
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