Buoni pasto respinti, beffa per 700 addetti delle Poste

Quasi tutti i supermercati e ristoranti non accettano i coupon della “Qui! Group” Parziale (Slp Cisl): «Non si tratta di un benefit, ma di parte integrante del salario»
Lasorte Trieste 29 06 05 - Buoni Pasto
Lasorte Trieste 29 06 05 - Buoni Pasto

Supermercati e ristoranti non accettano più i buoni pasto Qui ticket, in quanto la genovese Qui! Group che li fornisce non provvede al rimborso, e per 700 lavoratori che operano negli uffici postali della provincia i coupon diventano carta straccia. Un danno economico non da poco per le maestranze: i buoni pasto non rappresentano infatti un benefit, ma sono parte dello stipendio, come previsto dal contratto nazionale. Si parla di 5 euro al giorno, che in dodici mesi sono oltre mille euro. I buoni hanno validità un anno, ma in provincia le attività commerciali che ancora li accettano si contano sulle dita di una mano: Emisfero di Fiume Veneto, Mega di Pordenone, Conad di Aviano e Iperspak di Maniago. I ristoranti, invece, non ne vogliono sapere di incassare coupon a vuoto.

Per usare i ticket per fare la spesa, i lavoratori sono quindi costretti a peregrinare per la provincia, sperando che anche gli ultimi supermercati che li accettano non cambino idea. A denunciare la situazione relativa al Pordenonese è Gianfranco Parziale di Slp Cisl, il quale ha annunciato che il sindacato è pronto ad adire le vie legali a tutela dei lavoratori. Il problema, come ha spiegato Parziale, non riguarda solamente gli addetti di Poste: i buoni sostitutivi delle mense aziendali vengono consegnati a gran parte della pubblica amministrazione e il numero delle maestranze coinvolte è quindi più alto.

«Il problema della fruibilità dei buoni pasto è serio – ha spiegato Parziale –. Una volta scaduti, i ticket non possono essere più recuperati e il danno economico per le maestranze è ingente e soprattutto irreparabile. In provincia ci sono lavoratori che hanno accumulato oltre cento coupon a causa delle difficoltà riscontrate nel trovare ancora attività commerciali disposte ad accettarli, dal momento che Qui! Group non provvede al rimborso».

«È importate mettere in evidenza che il buono pasto non è un benefit, ma è parte integrante del salario di un dipendente di Poste: è previsto dal contratto e non poterne usufruire significa perdere soldi di cui si ha diritto – ha chiarito il sindacalista –. Come Slp Cisl, abbiamo intenzione di intraprendere una battaglia legale affinché le maestranze siano tutelate e si vedano riconosciuto il dovuto». La questione è stata sollevata anche a livello nazionale: Parziale ha fatto sapere che a febbraio Qui! Group si era impegnata a risolvere il problema, ma a oggi nulla è cambiato. «Anzi il quadro è peggiorato – ha concluso il sindacalista –. La lista delle attività commerciali che non accettano più i buoni si è allungata. È arrivato il momento di dire basta».

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