"Bruciare il fantoccio di Greta Thunberg non è ecologismo"
Siamo tutti un po’ disorientati, questo è certo. Pure i volontari dell’associazione “I ragazzi di Poincicco” che hanno arso il fantoccio di Greta.
Se, come hanno poi scritto, la loro voleva essere una “befana ecologica”, bisognerebbe ricordargli che la befana sopra il pignarul dovrebbe rappresentare il passato da scacciare. Volevano relegare l’ecologia al passato?
Inoltre, sostenere che “falò e fantoccio sono fatti di materiale eologico” (nel messaggio di scuse hanno sbagliato a scrivere “ecologico”) è una furbata: chiunque bruci del legno, brucia materiale ecologico.
L’Arpav ha evidenziato come nella zona di Treviso, dove il pignarul si fa il 5, la concentrazione di PM10 abbia raggiunto valori 9 volte superiori ai valori consigliati nelle 24 ore dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per minimizzare il rischio cancerogeno. Di ecologico nella pira di legno non c’è nulla.
C’è poi un terzo livello di confusione: potrebbero essere stati mossi davvero dalle migliori intenzioni, ma non sembra che questo sia il messaggio che è passato. Ci vogliono calma e attenzione.
Anche perché, quarta questione, raffigurare una minorenne con il seno al vento, oltre che sessista, è quantomeno sconveniente, per non usare termini più forti: e se fosse stata la figlia minorenne di uno del paese, cosa avremmo detto?
Pertanto, spero davvero sia stata una goliardata di cattivo gusto: l’ecologismo ha bisogno di riflessioni serie perché si tratta di cambiare diverse abitudini in pochi anni per non venire travolti dall’inquinamento e dalle sue malattie.
Ma proprio dal pignarul bisogna iniziare? Diversi anni fa ho scritto che sarebbe stato necessario usare i fondi per la benzina agevolata per sostenere modalità di trasporto più ecologiche: la politica e la società continuano a non affrontare seriamente il tema.
E sono anni che conosciamo diverse azioni di contenimento dei rischi dell’inquinamento, ma ogni volta il tema prende meno spazio di altre questioni marginali per la qualità della vita. Stavolta, parlando di pignarul, sono tre giorni che il tema è in discussione: quindi, sì, partiamo dal pignarul se serve ad aprire un dibattito.
Anzi, gli Enti pubblici potrebbero farsi carico della questione, sostenendo azioni compensative per quelle comunità che fanno il pignarul tradizionale: per esempio, potrebbero essere piantati alberi, puliti i prati dalle immondizie, o altro: costerebbe poco ma avrebbe un forte significato simbolico.
Chiudo con una notazione storica. Nel 1956 uscirono i primi due studi accurati, uno in USA e uno in Inghilterra, che legavano il fumo di sigaretta al cancro ai polmoni. Eppure, affinché si vietasse di fumare nei luoghi pubblici abbiamo dovuto aspettare in Italia il 2003 (ed esistono ancora Paesi in cui si può fumare liberamente).
Se avessimo seguito chi di mestiere si occupava di prevenire il cancro, quanta sofferenza ci saremmo risparmiati? Sono decenni che sappiamo, grazie agli studi scientifici e oramai all’evidenza quotidiana, che il nostro stile di vita è pericoloso per l’ambiente e quindi per noi stessi.
Eppure, siamo ancora confusi e lenti nel rispondere a questo problema. E’ ora di darsi da fare, non di perder tempo dietro fantocci da bruciare.
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