Brancati si dimette, gelo alle Autonomie

Commosso, consegna le deleghe a Strassoldo: «Io non faccio il capo dimezzato»
UDINE. Non ci pensava nemmeno Vittorio Brancati a fare il presidente “dimezzato”, sfiduciato da Ds e Margherita le forze politiche che lo avevano messo a sedere sulla prima poltrona del Consiglio delle Autonomie. E così, nel silenzio, ha consegnato le proprie dimissioni nelle mani del suo vice, il presidente della Provincia di Udine Marzio Strassoldo. Che ora, e almeno fino alla fine di giugno, presiederà l'assemblea. Commosso e dispiaciuto Brancati si è pure tolto qualche sassolino dalle scarpe sfogandosi con chi ha incontrato, sicuro che questo suo gesto non sia un addio alla politica ma solo un atto di rispetto nei confronti del Consiglio, che non può permettersi un presidente politicamente debole. E ha pure mandato a dire un paio di cose a Flavio Pertoldi, l'ex segretario regionale della Margherita che lo volle presidente delle Autonomie perché sicuro dell'utilità di questo trampolino di lancio anche in prospettiva elezioni comunali di Gorizia. E a quella Cassandra del sindaco di Udine Sergio Cecotti che, contrario alla presidenza Brancati e sancendo la propria definitiva uscita dal Consiglio, ammonì il centrosinistra: «Ci manca solo che facciate Brancati presidente e poi decidiate di non ricandidarlo sindaco». A meno di dieci mesi da quelle dichiarazioni Brancati è stato scaricato dal centrosinistra, preferito a Gorizia dopo lotte intestine devastanti, a Giulio Mosetti candidato dell'Ulivo e Andrea Bellavite sostenuto da Rc e liste civiche, ma pure da Brancati.


All'ex presidente dunque le dimissioni sono sembrate un gesto naturale. «Ho creduto sempre nell'Assemblea e nel Consiglio - spiega Brancati - e ho sempre partecipato alle attività di questo organismo per valorizzarne e rafforzarne il ruolo. La mia nomina venne grazie a un accordo tra Ds e Margherita, componenti politiche che mi hanno tolto la loro fiducia. Tra un mese non sarò più sindaco e quindi non potrei più presiedere il Consiglio e siccome credo fino in fondo nel suo ruolo, ho ritenuto importante dimettermi subito». Brancati guarda in faccia la realtà perché sa d'essere ora debole e ferito, una posizione che «non giova alle Autonomie». «Sono dispiaciuto per tutto quello che è accaduto - prosegue - e mi dispiacerà ancor di più quando vedrò questa situazione sfociare nella sconfitta del centrosinistra, perché oggi ogni segnale dice che sarà così». A ricordargli le parole di Pertoldi, l'ex presidente sorride amaramente: «Eppure lui è uno di quelli che mi hanno tolto la fiducia», dice. E sulla profetica dichiarazione di Cecotti ammette solo: «Ho ragione a dimettermi per evitare una situazione ancor più debole». L'incarico passa dunque nella mani di Strassoldo. Che innanzitutto rigira il coltello nella piaga goriziana del centrosinistra. «Brancati è stato trattato in maniera indecorosa - attacca Strassoldo - perché, qualunque siano state le sue criticità, non si tratta così un sindaco uscente». In attesa dei nuovi sindaci di Gorizia, Maniago e Prata di Pordenone, che siedono nel Consiglio, Strassoldo lavorerà «per valorizzare al meglio le Autonomie e per migliorare i numerosi disegni di legge che la giunta regionale ci invia». La maggioranza del Consiglio conta esponenti di centrosinistra «e continuerà a essere così - conclude Strassoldo - anche se a giugno i risultati delle autonomie ci porteranno a una nuova composizione dell'ufficio di presidenza».

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