Beffa per i soci CoopCa: Isee alta, niente welfare

UDINE. Non solo il dramma di aver perso tutto, o quasi. Di non riuscire più a pagare la rata del mutuo, della casa di riposo o, nei casi più gravi, nemmeno le cure mediche.
Ma anche il paradosso, che ha il sapore dell’ennesima beffa, di vedersi sbarrata la strada d’accesso al sistema di protezione sociale fatto contributi, aiuti e sussidi riservati ai redditi più bassi. È il rovescio, ancora più amaro, della medaglia del crac CoopCa, che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sociale.
Sono oltre tremila i soci prestatori, infatti, che come quelli di coop Operaie di Trieste, Istria e Friuli, si sarebbero ritrovati a dover inserire nel calcolo dell’Isee, indicatore della situazione economica equivalente, nonché strumento e il criterio per la determinazione degli aventi diritto all’assegnazione delle misure del welfare regionale e delle prestazioni sociali agevolate, anche i loro libretti di deposito riferiti al 2014.
Soldi che però, a oggi, non esistono più, rimasti congelati da un concordato preventivo che è ancora in attesa dell’omologa (prevista il 29 ottobre), la cui restituzione resta appesa al filo di una procedura che si profila ancora complessa e delicata, che di certo non promette il pieno rimborso dei risparmi bloccati. E
d è così, dunque, che quei 26,5 milioni di euro di prestito sociale che, ora come ora, non sono che virtuali, vengono invece calcolati come reali, concorrendo a formare lo specchio di un reddito superiore alle soglie fissate per l’accesso ai servizi regionali, ma fittizio. Dietro al quale, invece, si cela un universo sommerso che in passato alla rete di protezione sociale magari non vi accedeva comunque, ma che adesso, da un giorno all’altro, si ritrova catapultato in una condizione di semi povertà.
Una situazione che penalizza ulteriormente le fasce più deboli del popolo CoopCa, con i tanti anziani che con il tonfo finanziario di CoopCa hanno perso il gruzzoletto di una vita e che si vedono costretti a fare i conti a fine mese con una pensione che spesso non supera i 500 euro.
Un nodo da risolvere immediatamente - per lo meno fornendo un paracadute in attesa che anche coop Alleanza 3.0 proceda con il rimborso del 50 per cento dei soldi ai soci come da atto di liberalità - secondo il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Riccardo Riccardi, che annuncia a breve la presentazione di una mozione in Aula.
«L’obiettivo è impegnare la presidente Serracchiani e la sua giunta a trovare una soluzione a questa nuova tegola sociale caduta sui risparmiatori vittime delle crisi di coop carnica e di coop operaie di Trieste.
E’ un paradosso - spiega il capogruppo azzurro - che nell’Isee dei soci delle due cooperative si conteggino anche i loro libretti. Così vengono doppiamente penalizzati».
E se è vero che «nel meccanismo di calcolo non possiamo intervenire perché è regolato da norme statali - fa notare Riccardi - i criteri di accessibilità al sistema di protezione sociale però sono definiti da norme regionali, ed è prioritario dare risposte alle tante persone in difficoltà che sono rimaste escluse da questi servizi solo perché nel loro Isee gli sono stati conteggiati dei depositi che non esistono più».
Il capogruppo forzista pensa a una «soluzione tecnica» da elaborare ad hoc, capace di allargare le maglie dei criteri Isee solo e appositamente per questa categoria svantaggiata: «Certo che la cosa sia complicata - riconosce Riccardi -, ma la certificazione di questa perdita esiste ed è stata definita da procedure di tribunale.
E’ fondamentale che la Regione ne tenga conto altrimenti saremmo di fronte al venir meno del principio di equità sociale». Dunque una vicenda che ha dell’incredibile che rende ancora più amara la vita di centinaia di famiglie in Carnia e in tutto il Friuli, che hanno avuto l’unico torto di fidarsi di CoopCa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








