Batteri della legionella nei rubinetti della Polfer

Le analisi su campioni d'acqua. Sanificata la tubatura per evitare contaminazioni Rfi tranquillizza gli utenti: nessun riscontro sulle utenze pubbliche della stazione
Udine 15 Marzo 2014 polfer Copyright Petrussi Foto TURCO
Udine 15 Marzo 2014 polfer Copyright Petrussi Foto TURCO



I risultati dell’esame condotto sui campioni d’acqua prelevati lo scorso novembre erano stati comunicati alla questura di Udine già nel pomeriggio del 9 gennaio, ma l’allarme è scattato solo ieri, con la denuncia delle principali sigle sindacali di polizia: nell’impianto idrico di servizio dell’ufficio di polizia ferroviaria (all’interno della stazione dei treni del capoluogo friulano) è stata riscontrata la presenza del batterio della legionella.

Una “positività”, confermata direttamente dal responsabile del Servizio di prevenzione e protezione di Rete ferroviaria italiana (dottor Milani), che aveva fatto immediatamente attivare le procedure per la sanificazione dell’impianto idrico da parte di una ditta specializzata incaricata da Rfi, su esplicita richiesta proprio della questura friulana: già nella mattinata di giovedì si era proceduto alla sostituzione di tutte le componenti a rischio contaminazione dell’impianto “infettato” mentre ieri è stata la stessa Rfi, attraverso il suo ufficio stampa, a tranquillizzare gli utenti dello scalo ferroviario: «Il servizio sanitario di Rete ferroviaria italiana effettua controlli periodici sulla rete idrica di sua competenza e nell’ambito di questa attività di monitoraggio, alla fine dello scorso novembre, erano stati disposti gli esami su alcuni campioni d’acqua prelevati dalla rete idrica che serve gli uffici della Polfer. Controlli che, ovviamente, hanno interessato anche l’erogazione idrica delle altre utenze della stazione, quelle di utilizzo pubblico, a cominciare dai bagni della stazione, dove però non è stata assolutamente riscontrata la presenza del batterio. Non ci sono quindi rischi sulla potabilità dell’acqua nel resto della stazione dei treni di Udine».

Rfi aveva inoltre subito fornito assicurazione circa la non pericolosità dell’acqua contaminata per gli operatori della Polfer: l’uomo contrae infatti l’infezione attraverso aerosol (ad esempio durante una doccia), cioè quando inala acqua in piccole goccioline contaminate da una sufficiente quantità di batteri. Solo quando questa entra a contatto con i polmoni di soggetti a rischio insorge l’infezione polmonare. Pericolosità che, invece, viene praticamente annullata se il batterio è presente in una soluzione liquida, l’acqua appunto.

La legionella (di cui sono state individuate più di 50 specie) è normalmente presente negli ambienti acquatici naturali e artificiali: nelle sorgenti, nei fiumi, nei laghi, nei vapori, ma anche nei terreni. Da questi ambienti il batterio risale fino a quelli artificiali come le condotte cittadine e gli impianti idrici degli edifici, serbatoi, tubature, fontane e piscine.

Accertamenti, quelli condotti da Rfi, che erano stati sollecitati lo scorso novembre dallo stesso personale Polfer di Udine, come spiega Annarita Santantonio, dirigente del Compartimento polizia ferroviaria per il Fvg: «Il nostro personale di Udine si era insospettito una volta riscontrata una colorazione anomala, più scura del solito, dell’acqua di rubinetto all’interno dell’ufficio. Sulla base dei risultati dei campionamenti è stato prontamente avvisato anche il medico della questura, la dottoressa Manuela Serio. Il batterio della legionella è pericoloso quando è nell’aria, ma era necessaria una procedura di sicurezza immediata. Quanto successo ci ha comunque obbligato a chiedere una campionatura dell’acqua per tutti gli uffici Polfer della regione».

Sui rischi reali per la persona legati alla presenza del batterio della legionella è invece intervenuto il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asuiud, Giorgio Brianti: «Ci sono molti sierogruppi. Il più importante è il gruppo 1 che può esitare in polmonite, si trova nell’acqua da sempre e si trasmette tramite gli aerosol: i “diffusori” classici sono piscine, condizionatori, docce, ma anche non lavandosi le mani il rischio aumenta. Noi, normalmente, quando c’è un caso di legionella analizziamo i 10 giorni precedenti all’esordio, dove il soggetto infettato ha soggiornato, che ambienti ha frequentato e segnaliamo all’azienda competente quei luoghi. Per ridurre sensibilmente il rischio basta aumentare la temperatura dell’acqua a 60 gradi, cercare di aprire tutti rubinetti per far defluire l’agente contaminante e cambiare i filtri negli impianti di condizionamento. L’anno scorso sono stati scoperti 23 casi nel territorio di nostra competenza». —

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