Banda dei bancomat Si professa innocente e digiuna in carcere

Giovane di Caneva detenuto a Padova ha già perso 18 chili Senza cibo da settimane. Il difensore: concedete i domiciliari
Di Enri Lisetto
Man Behind Bars
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«Io sono innocente». Da due settimane rifiuta il cibo, per protesta, perché sostiene di essere detenuto ingiustamente. Andrea Maurutto, 24 anni, di Caneva, è detenuto nella casa circondariale di Padova dal 13 marzo scorso. E’ accusato di avere compiuto, in concorso, numerosi furti, consumati e tentati, ai danni di istituti di credito mediante l’esplosione degli sportelli bancomat.

«Gli ho fatto visita diverse volte ed è notevolmente dimagrito», sostiene il suo avvocato, Maurizio Mazzarella. Andrea Maurutto accetta solo acqua: uno sciopero della fame che gli ha provocato la perdita di 18 chili, da 78 a 60. Una situazione che preoccupa il suo difensore, intenzionato a chiedere, quantomeno, gli arresti domiciliari. «Si ritiene non colpevole». Per i carabinieri, invece, lui è il quarto uomo della banda. I primi tre – Emanuele Garbin, 38 anni, di Trevignano, Marco Maurutto, 26 anni, di Caneva (fratello di Andrea), e Steven Garbin, 23 anni, di Oderzo – erano stati arrestati poco prima di lui, il 4 marzo. L’ordinanza di custodia cautelare era stata rinnovata, per tutti e quattro, il 23 marzo per «la sussistenza di pregnanti esigenze di tutela sociale», perché la prima sarebbe decaduta tre giorni dopo.

Andrea Maurutto viene ritenuto dagli inquirenti il “quarto uomo” della banda. Il Riesame aveva respinto l’istanza di scarcerazione presentata dal difensore: riteneva ci fossero elementi a discolpa, ma c’erano anche intercettazioni ambientali ed appostamenti dei carabinieri tali da fare ritenere che, se non fosse stato il quarto uomo della banda, quantomeno potesse essere stato coinvolto nella preparazione dei reati.

L’avvocato Maurizio Mazzarella intende rinnovare la richiesta di arresti domiciliari per il suo assistito. Nel carcere di Padova quest’ultimo ha fatto intendere, ribadendo la sua estraneità ai fatti contestati, che non è intenzionato a sospendere la protesta.

Complesso il quadro accusatorio che ha permesso di emettere una seconda ordinanza di custodia cautelare, il 23 marzo: spicca l’ipotesi di reato di fabbricazione di ordigni esplosivi ad alto potenziale, oltre alle detenzione e porto di materiale esplodente, per i quali è prevista una pena detentiva da 3 a 12 anni. A configurare questa ipotesi di reato, che si avvale delle perizie degli artificieri e del consulente nominato dal pubblico ministero Maria Grazia Zaina, un dato oggettivo: la potenza del materiale deflagrante utilizzato negli assalti al bancomat (otto quelli contestati alla banda), che hanno comportato danni ad immobili per 60 mila euro.

Ai quattro sono anche contestati i reati di furto aggravato e di ricettazione, quest’ultimo con riferimento ai veicoli usati per i colpi. Il “gregario” Andrea Maurutto aveva il compito di aiutare, secondo gli investigatori, lo “specialista” che confezionava e collocava l’esplosivo per far detonare le casseforti, ovvero il fratello. Era stato bloccato in un campo nomadi ad Albignasego, in provincia di Padova.

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